Maddy era originaria di Bacau
«Ricordiamola dolce e solare»

Madalina era in Italia da cinque anni e abitava in una casa di Rovetta: nella zona era un viso noto, spesso si vedeva al vicino bar e nella pasticceria, dove la notizia della sua morte ha scosso tutti. «Purtroppo nessuno potrà riportarci Madalina».

«Qui non ci sarà più nessuno, questa casa resterà vuota e purtroppo nessuno potrà riportarci Madalina». C’è rabbia ma soprattutto amarezza nelle poche parole che un amico di Maddy concede ai cronisti nel cortile della casa di via Papa Giovanni a Rovetta, a pochi passi dalle scuole e dalla biblioteca, dove la vittima dell’omicidio di Cene era domiciliata.

«Ricordatela per quello che era, dolce e solare. Chi l’ha uccisa deve essere rinchiuso per 30 o 40 anni in galera».

La ventisettenne è originaria di Bacau, cittadina nel Nord est della Romania, legata alla Bergamasca anche per alcune realtà che operano nel settore della produzione di abbigliamento. Ieri nella casa di Rovetta è arrivato anche il padre di Maddy, che vive in Campania, dopo le tappe obbligate nella camera mortuaria dell’ospedale Papa Giovanni e al comando carabinieri della compagnia di Clusone. La madre è invece rimasta in Romania, dove pure da alcuni mesi è ritornata la sorella di Madalina, di tre anni più giovane.

La vita di Madalina ruotava attorno al lavoro nel «Notturna club» di Vertova. A Rovetta residenti ed esercenti lungo la via Papa Giovanni ne ricordano il volto attraente e dolce, in qualche caso anche qualche battuta scambiata nella quotidianità dell’acquisto di una ricarica telefonica o di un panino. Più a valle, a Vertova, il riserbo avvolge invece il club notturno lungo la via Bartolomeo Ferrari. L’insegna stilizzata è ancora la stessa di quando si chiamava Piccolo Fiore, solo il nome (Notturna) è cambiato con la nuova gestione. Il locale ha riaperto (dopo due giorni di chiusura settimanale) ieri alle 22. I residenti confinanti e coloro che vivono al piano superiore dello stabile non hanno nulla da segnalare se non, a volte il volume, un poco alto della musica. Il Bar Stazione, al di là della strada, incrocia saltuariamente, di buon mattino, le strade delle ragazze che lavorano al Notturna: quando da una parte si apre per caffè e cappuccini alle 5,30, dall’altra si chiude.

Madalina era conosciuta di vista anche in alcuni locali della Val Gandino.Qui la comunità rumena non è numericamente significativa. A Cazzano Sant’Andrea, a pochi passi dall’ufficio postale, c’è il Dream Bar gestito da due sorelle originarie di Bucarest. «Abbiamo riconosciuto Madalina dalle foto circolate su internet – conferma una di loro – e abbiamo ricordato come Maddy fosse venuta da noi un paio di volte più di un anno fa, in compagnia di un comune amico». Meno nota Madalina era in un locale di Casnigo, il Bar «Le Belle e la Bestia», posto a fianco del supermercato Ld. La signora rumena al bancone ricorda poco della ragazza, ma al contrario racconta di Isaia, che spesso passava per un caffè o un aperitivo. «Era da noi – spiega – anche giovedì scorso: una persona normale, forse solo in apparenza, visto quanto è successo e considerato il possibile uso di droga».

Di Isaia si parla anche al Bar della frazione Rova di Gazzaniga, sede del locale Juventus club, ma anche punto di ritrovo per la squadra Csi del Circolo Fratellanza, nella quale Schena ha militato fra il 2003 e il 2004, insieme ad altri amici di Cene. «Era un attaccante dalle qualità eccellenti – spiega un ex compagno di squadra – e con noi aveva vinto anche un torneo estivo». Fra le foto appese alle pareti , in mezzo a centinaia di volti che hanno fatto la storia della squadra, c’è anche quello del trentasettenne di Cene, accovacciato fra i compagni.

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