Giovedì 12 Dicembre 2013

Segretario comunale in manette

«Dimora» per 2 fratelli bergamaschi

Un’auto della Guardia di Finanza
(Foto by ANSA/FRANCO SILVI)

Un giro di tangenti di 14 milioni versati a politici e funzionari comunali di mezza Italia per vincere appalti nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti e dei servizi ambientali per un valore complessivo di oltre 260 milioni di euro. È questo il cuore dell’inchiesta della Procura monzese con al centro la Sangalli Giancarlo, azienda specializzata in igiene urbana, e che ieri ha portato gli uomini della guardia di Finanza del comando Provinciale di Milano e del gruppo di Monza, ad arrestare 26 persone, a notificare ad altre 15 un provvedimento di obbligo di dimora e a sequestrare beni mobili e immobili per la cifra equivalente al prezzo della corruzione.

Fra le persone finite agli arresti domiciliari c’è Claudio Brambilla, 64 anni, di Lissone, segretario comunale a Misano Gera d’Adda, Parzanica e Spirano, prima ancora anche a Bolgare, Villa d’Ogna, Albano e Orio al Serio. A Brambilla è contestata la corruzione e la turbativa d’asta, per un appalto relativo alla raccolta dei rifiuti nel Comune di Monza. Brambilla, per l’appalto in questione, era membro della commissione aggiudicatrice.

L’indagine è stata coordinata dai pm Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo e dal Procuratore della Repubblica Corrado Carnevali. Tra le persone finite in carcere su ordinanza del gip Caludio Tranquilli ci sono il sindaco di Pioltello, Antonio Concas, il vice sindaco di Frosinone Fulvio De Santis e l’assessore del comune pugliese di Andria e Canosa, Francesco Lotito. I tre, in concorso con la famiglia Sangalli (padre e figli), e in alcuni casi con funzionari locali, sono accusati il primo di una mazzetta incassata di 20 mila euro per prorogare il contratto con l’azienda monzese, il secondo di aver pilotato una gara per la raccolta dei rifiuti nella città laziale in cambio di un’adeguata ricompensa, e il terzo di aver costruito, in cambio di un milione, un capitolato d’appalto su misura, sempre per la raccolta dei rifiuti nella cittadina della Puglia.

Tra gli indagati eccellenti ritorna il nome dell’ex assessore del comune di Monza Giovanni Antonicelli, già finito in carcere lo scorso marzo assieme ad altri, tra i quali Giuseppe Esposito, ritenuto il capo di un’organizzazione camorristica operativa in Brianza.

Antonicelli è tra le 12 persone poste agli arresti domiciliari: a suo carico la vicenda di un appalto, risalente al 2009, da 127 miloni di euro per la raccolta rifiuti a Monza, che ha coinvolto un dirigente comunale (in carcere) e, tra gli altri, l’ex presidente e l’ex dg di Amsa Milano, Sergio Galimberti, e Salvatore Cappello (obbligo di dimora). È lo stesso appalto per cui è finito ai domiciliari il segretario comunale Brambilla. Quest’ultimo per i pm sarebbe stato destinatario di «una somma di denaro non quantificata» ma avrebbe «perseguito gli interessi privati dell’impresa Sangalli». Nelle intercettazioni sarebbe stato captato mentre, via sms, definisce «cauzione» la presunta tangente. Per questo appalto, infatti, secondo la procura gli imprenditori avrebbero versato una maxi tangente di un milione ai politici e ai funzionari locali e di un milione e mezzo agli allora vertici dell’azienda della nettezza urbana milanese per evitare che questa partecipasse alla gara. «Vogliono provare che tu hai corrotto qualcuno», afferma Brambilla al telefono con Giancarlo Sangalli, dopo essere stato interrogato dagli inquirenti.

Nell’inchiesta monzese ci sono altri due indagati bergamaschi, raggiunti dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora. Si tratta dei fratelli Giulio e Tullio Zanetti, rispettivamente legale rappresentante e socio dell’impresa «Zanetti Arturo & C» con sede a Sorisole. L’ipotesi di reato è turbata libertà degli incanti, riferita a una gara d’appalto indetta da Metropolitana Milanese relativa all’affidamento dei servizi di pulizia e spurgo della rete fognaria nel Comune di Milanoper il periodo 2013-2015. Nei confronti dei fratelli Zanetti gli inquirenti avrebbero intercettazioni di incontri e telefonate con Giorgio Sangalli, dai quali si evincerebbe prima la volontà di partecipare alla gara, poi una rinuncia dell’impresa Zanetti . «Se loro vincono la gara – avrebbe poi detto Tullio Zanetti – ho già parlato con Sangalli, loro son disponibili a dare... un subappalto».

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