Venerdì 08 Agosto 2014

Si accusò della morte del figlioletto

Fatta l’autopsia: anomalie da chiarire

Una culla in ospedale

Bisognerà attendere gli accertamenti autoptici per capire se il decesso del bimbo di 24 giorni, avvenuto nell’agosto dello scorso anno in un paese della Valle Brembana, è dovuto al fenomeno della cosiddetta morte in culla o se a un pugno sferrato involontariamente dal padre.

Giovedì 7 agosto la salma del neonato è stata riesumata e sottoposta ad autopsia. L’anatomopatologa Yao Chen, dell’Istituto di medicina legale di Pavia, ha riscontrato qualche anomalia, ma c’è da capire se è dovuta a un trauma o all’azione del tempo (il bimbo era sepolto da un anno). Il medico legale s’è riservato due mesi di tempo per compiere accertamenti approfonditi e presentare i risultati al pm Gianluigi Dettori, che aveva deciso di riaprire l’inchiesta e disporre l’autopsia dopo che, nei giorni scorsi, il giovane padre del piccolo s’era presentato dai carabinieri per autodenunciarsi. L’uomo, che è stato indagato a piede libero e che è affetto da disturbi psichici, ha raccontato di aver colpito involontariamente il figlioletto con un pugno destinato alla moglie, durante uno dei frequenti litigi. La donna smentisce però la versione del marito.

Il bimbo era stato trovato esanime nel cuore della notte dai genitori, nel suo lettino.Era intervenuto il 118, ma il medico non aveva potuto far altro che constatare il decesso. «Morte in culla», il responso: un fenomeno che colpisce l’uno per mille dei bambini nati sani e non trova ancora alcuna spiegazione scientifica. Trattandosi di decesso naturale, non c’era stato bisogno neppure di avvertire le forze dell’ordine.

Fino alla scorsa settimana, quando del tutto inaspettatamente il papà – un bergamasco di 25 anni – si presenta in caserma dai carabinieri di Zogno. Fa uso abituale di psicofarmaci e in quella circostanza ha anche bevuto. Ma ha dichiarazioni gravi da fare: «Mio figlio non morì per morte naturale – sostiene davanti ai militari –, ma perché io gli diedi un pugno». L’uomo afferma che la sera prima aveva litigato con la moglie (con la quale ha anche un’altra figlia) e sostiene che voleva picchiarla. «Lei però aveva in braccio il neonato, si è girata e così fu il piccolino ad essere raggiunto dal mio colpo, in una zona compresa fra il collo e lo stomaco». Gli inquirenti che lo interrogano insistono: «È sicuro?». Lui risponde: «Non ricordo bene, mi pare che sia andata così», dice in sostanza. Il giovane papà, sotto choc, viene portato in ospedale per essere sottoposto a controlli psichiatrici. Ripresosi, viene sentito nuovamente con l’assistenza del suo legale, l’avvocato Fausto Micheli, e ribadisce la sua versione.

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