Un'indagine Cgil sulla scuola:
riforma Gelmini, coperta corta

Virtuosa razionalizzazione degli organici ed estensione del tempo pieno? Tagli alla scuola pubblica davvero una cura capace di produrre risultati benefici, come dice il Ministro Gelmini? Un'indagine svolta dallo Sportello Genitori della CGIL di Bergamo cerca di fare il punto, prendendo a campione 13 istituti comprensivi di Bergamo e provincia, pari a circa il 21% del totale, contattati nel mese di ottobre.

“Non si tratta proprio di una cura benefica. A parte il fatto che le promesse fatte dal Ministro parlavano di un incremento del 50% del tempo pieno e la realtà ci restituisce un aumento di tali scuole del solo 8%” spiega Franca Longoni, responsabile dello Sportello Genitori CGIL di Bergamo. “Dalle scuole intervistate si presenta una situazione di sofferenza e di emergenza che delinea una tendenza preoccupante di riduzione della qualità dell’offerta educativa. Secondo la maggioranza degli intervistati tale situazione diverrà insostenibile, se il triennio di cura dimagrante previsto dai Ministri del Tesoro e dell’Istruzione per la scuola pubblica sarà confermato”

Siamo infatti al primo anno dei tagli contenuti nel Piano Programmatico datato 25 giugno 2008 che prevede la riduzione a livello nazionale di 42.100 fra docenti ed ATA in questo anno scolastico, 25.600 nell’anno scolastico 2010-11 e 19.700 nell’anno scolastico 2011-12 per un totale di 87.400 unità di personale in meno. “Tale sofferenza è resa più acuta dal lento e ritardato trasferimento delle risorse ordinarie dovute per il funzionamento delle scuole e per il pagamento delle supplenze” continua Franca Longoni. “Infatti lo Stato ha erogato solo a fine ottobre 150 milioni di euro per le sostituzioni dei docenti e 60 milioni per le spese minime quotidiane (circa 12.000 euro per le supplenze e 5.000 per il funzionamento ordinario come media per ogni scuola), spese che le scuole non sapevano più come fronteggiare, chi ritardando i pagamenti ai supplenti, chi anticipando coi fondi comunali per il diritto allo studio, chi astenendosi dal nominare supplenti per non intaccare il già magro Fondo d'istituto.... Una boccata d'ossigeno che però svanirà presto, visto che dal corrente anno i fondi per pagare le supplenze sono stati ridotti del 40% e che le scuole statali italiane aspettano dallo Stato circa un miliardo di euro per spese legittimamente affrontate negli anni passati e mai rimborsate”.

Tutti i tagli, secondo lo Sportello Genitori CGIL di Bergamo


Maestro unico - Nel 100% delle scuole intervistate vi è stato l'azzeramento delle compresenze nelle classi prime, ma tutte funzionano col modulo di più insegnanti ed anzi in due casi, paradossalmente, le figure docenti sono aumentate.

Progetti didattici nella primaria – Nel 30% del campione i progetti previsti hanno subito un ridimensionamento e nel 15% possono proseguire solo grazie all'incremento del sostegno dei fondi dell'Am-ministrazione Comunale. Il Comune di Zanica, per esempio, ha costruito dei “servizi” a cui la scuola può attingere per integrare l’offerta formativa (esperti musicali, dell’area espressiva...), ma sappiamo di molti Comuni non disponibili a questa integrazione che stanno discutendo sull’impossibilità di far fronte all’aumento dei costi a loro carico. Fra questi costi vi è anche la rilevante voce degli assistenti educatori per i portatori di handicap la cui domanda è in crescita e a cui raramente i Comuni rispondono pienamente, coprendo dal 25 al 50% delle richieste.

Attività integrative della scuola secondaria di 1° grado
– Nel 60% delle scuole ex-medie sono spariti i laboratori disciplinari (nel 40% ridotti e nel 30% azzerati del tutto) e sono state eliminate le così dette “Educazioni”.

Sostegno per ragazzi diversamente abili – Lamentano una riduzione nella copertura delle ore e del rapporto docenti/alunni ben il 30% delle scuole, diminuzione che costringe ad erodere le poche ore di compresenza rimaste.

Bidelli e personale di segreteria – Il 100% delle scuole è preoccupato per la diminuzione del personale ATA, sia per la difficoltà a continuare a fornire il servizio di pre-post scuola (dove organizzato) sia perché le scuole con molti plessi faticano a garantire l'apertura di alcuni plessi (sono le maestre che hanno le chiavi!) e per l'aggravio del lavoro di segreteria, in presenza di un continuo aumento dei compiti assegnati.

Lavoro per piccoli gruppi – Nel 90% delle scuole la didattica è tornata ad essere solo frontale, per la grave erosione delle compresenze, e ne hanno risentito in particolare i gruppi per i ragazzi in difficoltà (50%) e per l'alfabetizzazione (30%).

Attività alternativa all'insegnamento della religione cattolica – Quasi del tutto scomparsa la possibilità di garantirla; la maggioranza è costretta a dirottare i bambini nelle classi parallele.

Contributi delle famiglie – Sappiamo che nelle scuole della città vi è da tempo l'abitudine di chiedere un “contributo volontario” ad inizio anno, cosa che non accadeva nelle scuole della Provincia. Nel 21% delle scuole intervistate sono state introdotte richieste o di un contributo o di fornire materiale didattico (risme di carta...).

“Questa ricerca svolta a livello provinciale conferma quello che da mesi stiamo denunciando e gli effetti della riforma contro cui andremo a protestare a Roma l’11 dicembre, giorno dello sciopero nazionale della FLC-CGIL. In piazza ci saranno i lavoratori di scuola, università, ricerca e formazione professionale” ha detto Tobia Sertori, segretario generale provinciale della FLC-CGIL di Bergamo. Sarà una protesta di piazza contro i tagli di risorse, il mancato pagamento degli arretrati, l’assenza di un piano organico per la stabilizzazione dei precari, ma anche contro il mancato sostegno agli alunni disabili, contro il sovraffollamento delle aule e contro il Decreto Brunetta. Anche da Bergamo partiremo con bus giovedì notte, 10 dicembre, alle ore 23.00 dal piazzale della Malpensata a Bergamo”.

“Anche se nella nostra Provincia il taglio degli organici è stato contenuto, la volontà del Ministro di azzerare le compresenze produce come risultato la grave difficoltà di formare piccoli gruppi per il sostegno, per i la-boratori, per l’integrazione, rende difficile l’assistenza mensa, impossibile l’organizzazione dell’ora alternativa all’insegnamento della religione” spiega ancora la responsabile dello Sportello Genitori CGIL. “La decisione di calcolare gli organici sulle 18 ore di cattedra fa rinascere, poi, nelle scuole medie il fenomeno degli “spezzoni” di cattedra con titolari che devono completare in altre scuole l’orario e con frantumazione di un progetto educativo unitario e di un organico stabile ed omogeneo; insomma, porta a livello del primo ciclo uno dei problemi che già riducevano la qualità scolastica nella secondaria superiore (docenti che non conoscono gli studenti, che non riescono a partecipare alla vita collegiale della scuola…)”.

Comune a tutti gli intervistati è la preoccupazione per le supplenze: “Molti hanno paventato il rischio di re-stare senza supplente per un gran numero di ore e di dover smistare nelle altre classi gli alunni. Se per le supplenze lunghe si cercherà di garantire la nomina, per quelle brevi – esaurite eventuali ore di disponibilità dei docenti che possono concedere il loro giorno libero alle primarie e qualche ora-buca alle secondarie – non resta che la suddivisione fra le altre classi, con inevitabili disagi per chi viene ospitato e per chi ospita”.

Per quanto riguarda il maestro unico il problema sembra non porsi: lo stesso Ministro parla ora di maestro “prevalente” poiché si è resa conto dell’impossibilità di imporre questa figura e perché solo una minoranza infinitesima delle famiglie lo aveva scelto. Tutti gli intervistati hanno dichiarato che il loro Collegio Docenti, forte dell’autonomia didattica - ha mantenuto la scelta del modulo di insegnanti, con una prevalenza di ore di una docente nelle classi prime già in atto da tempo e comunque conseguente i bisogni delle discipline. “L’aumento dei numero di allievi per classe (che produrrebbe la riduzione della sicurezza nelle aule) per ora non si è verificato se non sporadicamente anche se vi sono classi numerose per effetto delle scelte delle fami-glie laddove una proposta oraria è presente in un solo plesso ed è più richiesta. Alle medie vi sono però casi di classi con 27-28 alunni pur in presenza di ragazzi con handicap” dice ancora Franca Longoni.

L’anno scolastico è iniziato dunque ponendo alle scuole l'onere di vincere una difficile scommessa: garantire la qualità e l’offerta formativa che le caratterizzava con meno risorse, molta più fatica, rinunciando a molti momenti di flessibilità e sentendosi “al limite” delle possibi-lità di rispondere ai bisogni complessi delle famiglie. “Nelle Indicazioni nazionali si parla tanto di personalizzazione del progetto educativo: proprio questa personalizzazione è messa in discussione dal diminuire di didattiche laboratoriali e per piccoli gruppi. Impensabile perseguire la qualità dell’istruzione (a parole) tagliando le risorse nel settore! Più che ad una razionalizzazione ci sembra di assistere ad una strisciante (per non creare troppe proteste) erosione degli elementi di base di un’istruzione di qualità nella scuola pubblica”.

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