Venerdì 08 Agosto 2014

Vanessa e Greta, vent’anni ideali

Da destra Vanessa e Greta

«Avevo vent’anni, non permetterò a nessuno di dire che questa è l’età più bella della vita». Viene in mente Paul Nizan e il celeberrimo incipit di «Aden Arabia», il pamphlet acidamente corrosivo con cui nel 1931, appena ventiseienne, l’intellettuale francese prendeva a schiaffi quella che allora, da sinistra e spregiativamente, era chiamata «cultura borghese».

Viene in mente al contrario, beninteso, quando pensiamo a Vanessa e Greta, due ragazze che hanno preso i loro vent’anni e ne hanno fatto molto di più. C’è qualcosa di enorme, e per questo incomprensibile, nella scelta di gettarsi, sole, inermi, nel carnaio siriano, una delle tante ulcere del mondo dove la politica ha abdicato all’odio e alla violenza.

Secondo l’Unicef la Siria ha già ucciso 11.400 bambini e le persone coinvolte nella mattanza sono 11 milioni, di cui tre milioni sotto i 18 anni. Vanessa e Greta l’hanno fatto con quella trasparenza che é tipica della generazione web. Vivono nei social media, vivono di social media. «Quando parlano di guerre civili - ha postato Vanessa - quando chiamano terroristi persone con cui la sera prima ho parlato su Skype, toccano una parte di me».

É ingiusto, come stanno facendo molti, in queste ore, dire che sono delle sprovvedute. Greta, a dispetto dei suoi appena vent’anni, ha già lavorato come volontaria in Zambia occupandosi di malati di Aids, é stata a Calcutta, in India, lavorando negli slum al fianco delle suore missionarie. E Vanessa, lontana mille miglia dallo stereotipo del giovane bamboccione o «choosy» (schizzinoso rispetto al lavoro) alternava l’università ai lavoretti e al volontariato. Aveva messo da parte i soldi per un progetto che la portasse in prima linea. Lei che al centro profughi di Milano arrivava carica di fogli e pennarelli per i bambini, adesso voleva di più. Su Youtube ha raccontato perché ha scelto il popolo siriano per dare senso ai suoi vent’anni: «Sono qui per tutti quei bambini, quelli terrorizzati dalle bombe, quelli morti, quelli rifugiati... Vorrei essere la loro voce».

La sua missione? Consegnare 5.000 euro in contanti per comprare cibo e medicine ai più piccoli, portare kit di pronto soccorso alle popolazioni civili nelle zone più colpite.

A vent’anni é facile dividere il mondo in due. Da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Da una parte i grandi, saggi ma immobili, il linguaggio felpato delle diplomazie impalpabili, i summit fumosi dei potenti del pianeta, i governi che comprano e vendono caccia bombardieri, elicotteri e carri armati, le fabbriche che fatturano mine antiuomo, aggeggi simili ai giocattoli, ma che lasciano ogni giorno migliaia di bambini orrendamente mutilati.

Dall’altra i giovani, che respirano gli ideali come l’aria fresca del mattino e per questo si sentono invincibili, se non immortali. In mezzo, peró, crepita la guerra, che é un brutto posto, il peggiore di tutti, non é colpa di nessuno, é così e basta. Ed é per questo che al fronte occorrono nervi saldi, salute di ferro, preparazione adeguata. Consapevoli, addirittura, che questo infernale miscuglio di fegato ed esperienza puó benissimo non bastare per portare a casa la pelle. A chi ama il riparo, non piace chi cerca la prima linea. Ma il dovere degli adulti che hanno posti di responsabilità é anche quello di spiegare ai ventenni il significato della parola pericolo.

É un delitto sporcare gli ideali, non é forse un delitto ancora maggiore ucciderli? Nei loro post, Vanessa e Greta scrivono: «Se si potesse capovolgere questo mondo, anche solo per amore...». Un anno dopo «Aden Arabia» Paul Nizan pubblicó un altro libro («I cani da guardia») i cui personaggi «si dicevano che bisognerebbe cambiare il mondo. Non sapevano ancora quanto é pesante e molle, il mondo. Come assomiglia pochissimo a un muro che buttiamo giù per tirarne su un altro, più bello. Il mondo assomiglia piuttosto a un ammasso di gelatina senza capo né coda, una specie di grande medusa i cui organi vitali sono nascosti assai bene».

Non scagliamoci, oggi, contro chi ha consegnato a Greta e Vanessa il passaporto per l’inferno. Ma proviamo a mettere in fila i disordinati elementi di quella cosa che chiamiamo giovinezza. Per non tradirla. Nell’attesa di poterle riabbracciare.

Marco Dell’Oro

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