Venerdì 30 Settembre 2011

Yara, non c'entra nulla con il caso
l'imprenditore della lettera anonima

La polizia ritiene chiarita la posizione dell'imprenditore modenese la cui targa era stata segnalata come sospetta in una lettera anonima recapitata lunedì a L'Eco di Bergamo. Gli agenti della squadra mobile hanno infatti appurato che l'uomo, socio di un'impresa edile con sede in Emilia, non ha mai lavorato nel cantiere ex Sobea a Mapello, quello finito sotto la lente degli inquirenti, né in altri cantieri della Bergamasca.

L'uomo è stato raggiunto in Emilia dagli investigatori della squadra mobile della questura orobica, che lo hanno sentito per cercare di chiarire la sua posizione. L'imprenditore, stando all'esito degli accertamenti della polizia, è risultato del tutto estraneo alla vicenda di Yara. Stando a quanto si è potuto apprendere da fonti investigative, l'imprenditore – incensurato, così come pulita è risultata l'impresa di cui è socio – avrebbe accettato senza alcuna remora di sottoporsi al prelievo di campione biologico.

La lettera anonima è ora giudicata del tutto inattendibile dalla polizia. Resta da chiarire chi l'abbia scritta e perché. L'ipotesi investigativa più accreditata è che a spedirla sia stato qualcuno che, per motivi di carattere privato o professionale, covava rancore nei confronti dell'imprenditore.

Intanto ieri la trasmissione di approfondimento «Iceberg» su Tele Lombardia è tornata ad affrontare il caso Yara, intervistando l'avvocato Enrico Pelillo, recentemente incaricato di assistere la famiglia Gambirasio come parte offesa: «La mia nomina – ha precisato il legale – non è un atto di sfiducia della famiglia verso gli inquirenti. A me sono state chieste solo informazioni di carattere tecnico». Sulla stessa linea il pm Letizia Ruggeri, che coordina le indagini: «La nomina dell'avvocato da parte della famiglia fa parte della normale dialettica delle parti processuali. È un loro diritto. Un avvocato può seguire meglio le questioni tecniche».

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a.ceresoli

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