Giovedì 04 Febbraio 2010

In Bergamasca 14.860 anziani
vivono con 460 euro al mese

In provincia di Bergamo 14.860 pensionati vivono con una pensione da 460 euro al mese: si tratta di uomini e donne che ricevono il trattamento minimo di pensione. Ci sono poi altri 16.000 pensionati che vivono fra i 460 e 700 euro. La media dei trattamenti delle donne pensionate in terra orobica è inferiore ai 600 euro, mentre la media dei maschi arriva a 1.100 euro.

Il dato è confermato dalla Cisl di Bergamo che sottolinea anche come in città, a fronte di quasi 16.000 pensionate, sono circa 4.700 i trattamenti al minimo, cioè quelli da 460 euro, erogate alle donne. Il numero delle pensioni minime sale notevolmente in provincia, questo per ragioni storiche di minor inserimento nel mondo del lavoro.

Insomma, praticamente più di 30.000 anziani vivono sotto la soglia dei 700 euro: si tratta dell'8,3% dei 360.000 trattamenti da Inps e Inpdap. E ancora: le persone sopra i 65 anni in provincia che hanno solo l'indennità di accompagnamento sono 11.000, mentre altri 5.000 bergamaschi con meno di 65 anni vivono con indennità di accompagnamento e pensione civile. Circa 1.500 sono i bergamaschi ciechi totali e parziali.

Cartellino rosso dall'Europa all'Italia
Le pensioni minime contributive e l'assegno mensile ai disabili non sono adeguati in Italia a quanto stabilito dalla Carta Sociale Europea. A denunciarlo è il Comitato del Consiglio d'Europa, organo preposto a vigilare sul rispetto della Convenzione. Questo importante intervento istituzionale conferma quanto la Fnp CISL da sempre denuncia: l'impoverimento delle persone titolari di tale reddito e la difficoltà delle persone non autonome o disabili. La Fnp rivendica interventi pubblici che pongano rimedio alla pesante condizione delle persone che stanno dentro l'area denunciata.

«E fra queste ci sono soprattutto donne anziane – sottolinea Mina Busi, della segreteria FNP CISL di Bergamo - la cui vita lavorativa fuori casa è stata limitata negli anni, quindici o venti al massimo, e poi hanno badato alla famiglia, cresciuto i figli, accudito i nipoti, assistito i genitori anziani, sopperendo alle carenze dei servizi sociali pubblici. Il 52% delle donne pensionate vivono con 20 anni di contribuzione, solo il 10% raggiunge i 35 anni. Oltre 2,5 milioni di donne pensionate vivono con importi inferiori a 500 euro mensili».

«La differenza sulle pensioni – prosegue Busi - è maggiore della differenza che esiste fra salari maschili e femminili. Tale divario è dato sia dalla bassa contribuzione dovuta all'abbandono per accudire la famiglia, sia alla perdita del posto di lavoro, ma anche dalla bassa scolarizzazione che ha prodotto salari più poveri.. La tutela dei diritti e la risposta ai bisogni di queste persone è necessaria, se non le si vuole escludere dalla cittadinanza sociale, prevista peraltro dalla Costituzione. Le pensionate Cisl – conclude - nell'impegno quotidiano svolto nel sindacato, sostengono con forza le richieste della loro Federazione e auspicano che nel 2010, "Anno europeo della lotta alla povertà", l'Italia prenda provvedimenti concreti a tutela dei suoi cittadini anziani, a partire da coloro, soprattutto donne, che vivono da sole».

r.clemente

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