Venerdì 30 Luglio 2010

Edilizia, cassa integrazione a +79%
I sindacati: ora intervenga la politica

Il settore dell'edilizia continua a preoccupare e i sindacati hanno nuovamente lanciato un allarme. Nel solo mese di giugno 2010, raffrontando il periodo allo stesso mese dell'ultimo triennio (2008/2010), c'è stato un calo dei lavoratori del 15.62%, con un decremento delle imprese del 14.63% e delle ore lavorate del 12.09%. Cresciute invece le ore della cassa integrazione del 79.26%. «Siamo di fronte a una crisi profonda del settore - hanno dichiarato Gabriele Mazzoleni per la Cisl, Angelo Chiari per la Cgil e Duilio Magno per la Uil -. La ripresa che era prevista in primavera non c'è stata e i prossimi mesi non saranno facili, sicuramente non favorevoli al settore».

La speranza è quindi riposta nella prossima primavera, mentre i sindacati si aspettano «politiche più concrete e più attente al settore, azioni che promuovano il lavoro dell'edilizia, anche in riferimento ai nuovi pgt approvati o a quelli futuri che devono favorire la ripresa del settore».

A rischio, infatti, c'è l'intera categoria, uno delle più importanti dell'economia del territorio. E i dati sono preoccupanti: analizzando i numeri del periodo che va da ottobre a giugno 2010 e raffrontandolo allo stesso periodo a partire dal 2007, si evidenzia un calo del 16.43% dei lavoratori attivi, passati da 22.514 a 18.814, un calo delle imprese del 12.81% (da 4.113 a 3586) e delle ore lavorate, scese del 26.23%. È invece sbalorditivo l'incremento delle ore di cassa integrazione, salite del 210.43%. «Oggi serve un federalismo della responsabilità - ha quindi dichiarato Mazzoleni -, capace di riconoscere nei territori le urgenze e le strategie coordinate fra le parti sociali per uscire, almeno in parte, migliorati dalla crisi stessa. Le concessioni edilizie e i condoni successivi hanno indebolito la qualità delle imprese che, obbligate alla concorrenza sleale di nuovi piccoli imprenditori senza scrupoli, hanno inseguito il guadagno o meglio l'appalto per rimanere in piedi. La politica è ossessionata dal risparmio a prescindere, retorico spesso e pericolosamente miope. Massimo ribasso, inesistenti premi alle imprese che innovano, mancanza pressoché assoluta di politiche ambientali dotate di una visione profonda, hanno illuso il mercato usando i peggiori testimoni: i criminali che usano l'edilizia per riciclare il denaro della droga e delle armi».

«Speriamo in un rallentamento dell'emorragia di perdite in autunno e in una ripresa vera dal marzo prossimo - sottolinea Angelo Chiari, segretario generale provinciale della Fillea Cgil - . In questa fase della crisi ritengo di dover richiamare in particolare gli enti pubblici alle loro responsabilità nella gestione degli appalti delle opere: chiediamo serietà nell'affidamento degli appalti. Non è possibile, infatti, che a vincere siano imprese che operano il 30, il 40 o il 50% del ribasso. Quello che sta accadendo è che le imprese virtuose e che rispettano le regole restano sistematicamente fuori dai cantieri pubblici, appaltati al massimo ribasso. Il rischio vero è che dalla crisi riescano a salvarsi solo le imprese che giocano sporco. Ci troveremo con un settore malato e pieno di irregolarità».

«Continua il calo del lavoro, continuiamo a perdere addetti e diventa difficile salvaguardare legalità e trasparenza, anche in un settore dove ci siamo sempre sforzati, attraverso il CPT e la Scuola Edile, di stimolare la maturazione del senso di responsabilità e di lotta al lavoro nero» ha aggiunto il segretario generale provinciale Feneal-Uil Duilio Magno, che è anche vice-presidente della Scuola Edile. «Siamo inermi e la grave crisi del nostro settore, con migliaia di lavoratori che restano a casa, sembra non faccia scalpore. 3.700 lavoratori che perdono il posto in tre anni: è come se fossero state chiuse 7 grandi fabbriche. La prima fabbrica è l'edilizia, soprattutto nella nostra provincia. Perdere il settore edile significa perdere su tutto il fronte economico. Inoltre, ci accorgiamo che in questa fase di crisi chi paga di più non sono certo le imprese irregolari, al contrario».

fa.tinaglia

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