Venerdì 05 Novembre 2010

Mutui, come scegliere il tasso giusto
I consigli del mediatore creditizio

Quando si compra casa la scelta si accompagna a un prestito bancario che aiuti a raggiungere la cifra utile all'acquisto. E quando si parla di mutuo, subito nasce la domanda: con quale tasso? Scegliere il tasso più conveniente per le proprie tasche tra fisso, variabile o misto rappresenta un momento particolarmente sentito da chiunque si accinga a sottoscrivere un mutuo ipotecario, perché un impegno finanziario di questo tipo obbliga la famiglia per i prossimi 20 o 30 anni.

La restituzione del capitale concesso dalla banca viene infatti maggiorata di una percentuale, il tasso scelto appunto, ottenuto come somma tra spread e tasso di riferimento. Lo spread è il guadagno della banca, solitamente compreso tra l'1% e il 2%, a seconda della durata e del tipo di mutuo. Il tasso di riferimento è invece il parametro che dipende dal costo del denaro e quindi dalla situazione economica-finanziaria del momento, i più conosciuti sono Euribor ed Eurirs.

La tipologia di tasso scelta dipende innanzitutto dalla propensione al rischio del cliente e dalle sue aspettative sull'andamento dei mercati finanziari negli anni successivi alla stipula di mutuo. Nell'ultimo anno il mercato ha determinato la convenienza del tasso variabile: con Euribor a 1 mese intorno allo 0,40% in molti hanno potuto approfittare di un tasso variabile al di sotto del 2%. Tuttavia, con la scelta del tasso variabile, la propria rata di mutuo varia di mese in mese, e non si conosce in anticipo il suo ammontare.

Per venire incontro al cliente e sfruttare l'opportunità di un tasso variabile molto basso, le banche hanno studiato ulteriori tipologie di tasso variabile. Molto conosciuto è il tasso variabile con cap. Tale tipologia di tasso si comporta come qualsiasi tasso variabile; si discosta da quello classico in quanto il tasso non può aumentare oltre il 5,50%. Questo limite è una garanzia per il cliente, che usufruisce in questo momento di tassi molto bassi, ma allo stesso tempo lo rende sicuro affinché la rata non superi mai un certo importo. Altra sfumatura di tasso variabile è il tasso variabile con opzione tasso fisso.

Questa scelta implica il coinvolgimento nel cliente anche successivamente alla stipula del mutuo: egli avrà infatti la possibilità di passare al tasso fisso in qualsiasi momento, e semplicemente tramite comunicazione alla propria banca. Una volta optato per il tasso fisso, questo dovrà essere mantenuto per 3 anni, al termine dei quali potrà scegliere nuovamente tra tasso fisso e tasso variabile.

Completamente diversa risulta invece la stipula di un mutuo a tasso fisso. In questo caso il cliente è a conoscenza dell'importo della propria rata di mutuo, che rimarrà invariato per tutta la durata del mutuo. Il tasso fisso si compone di due variabili: lo spread, nonché guadagno della banca, e l'Irs, la cui percentuale varia a seconda della durata di mutuo. A oggi l'Eurirs va da un minimo del 2,20% (eurirs a 5 anni) a un massimo del 3% (eurirs a 30 anni).

In questo momento, la scelta di un tasso fisso si rivela ottimale: a 30 anni ad esempio, il tasso fisso risulta intorno al 4,50%. Per rendere più accattivante la scelta del tasso fisso, alcune banche propongono in via eccezionale mutui con questo tipo di tasso, che per i primi due anni è del 2,95%, mentre per gli anni successivi del 4%.

Claudio Brembilla
responsabile mediazione creditizia FIAIP Bergamo

www.isolamutui.it

e.roncalli

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