Lunedì 08 Novembre 2010

Fonderia Valbrem, nuovo sciopero
Martedì astensione di otto ore

Sarà di nuovo sciopero, martedì, alle Fonderie Valbrem di Lenna e Presezzo, dove 117 lavoratori rischiano il posto in quello che è l'ultimo presidio industriale in cima alla valle Brembana prima delle montagne, «un'area - scrive la Cgil - che da anni vede chiudere stabilimenti, dileguarsi imprenditori, ridursi al lumicino ogni possibilità di trovare lavoro».

«Il giorno dell'annuncio della chiusura, il 18 ottobre, sono state proclamate 24 ore di sciopero. Le ultime 8 ore del pacchetto di protesta si svolgeranno martedì 9 novembre, giornata in cui è anche previsto lo svolgimento di un incontro all'assessorato provinciale al Lavoro e alla Formazione (alle ore 15.30). Dopo la fine della cassa integrazione straordinaria e in vista della conclusione di quella in deroga, la multinazionale svizzera Ronal ha deciso di fare le valige e ha avviato, per tutti, la procedura di mobilità. Forse la produzione sarà trasferita in Messico o in Europa dell'est, ancora non si sa. E ai 117 che restano in valle, d'altra parte, la destinazione interessa poco».

«“Ci dicevano che la ditta sarebbe stata snellita, che una parte dei dipendenti sarebbe stata tagliata per mantenerne, però, una settantina, così da essere più competitivi. Il mio collega ed io dell'officina di preparazione stampi eravamo sicuri al 100% di essere fra quei settanta, perché almeno in due si fa quel tipo di lavoro” dice G. M., dal 1985 dipendente Valbrem, delegato della Fiom-Cgil. “Abbiamo, perciò, passato l'estate convinti di avere ancora un lavoro. Eravamo in fabbrica anche la prima settimana di agosto. Ci hanno lasciato con l'illusione. A saperlo prima, magari a luglio, me ne sarei andato con l'incentivo”».

«Lo scorso anno l''azienda aveva sottoscritto col sindacato un processo di ristrutturazione che coinvolgeva i 160 lavoratori allora in forza ma con cui si garantiva il mantenimento dei siti produttivi di Presezzo e Lenna. “Ed ecco, invece, il completo disimpegno della Ronal dalla provincia di Bergamo” aggiunge Margherita Dozzi della Fiom Cgil di Bergamo. “Ci opporremo alla chiusura di questi stabilimenti perché siamo stanchi, lo ripetiamo ancora una volta, di vedere multinazionali che fanno profitti sul territorio di Bergamo e che poi spariscono quando le difficoltà aumentano. Domani chiederemo anche in sede provinciale il ritiro della procedura di mobilità e la proroga della cassa in deroga per altri 4 mesi (scadrebbe il 26 novembre) in modo da discutere serenamente di un altro piano industriale”».

«Il 21 ottobre si era svolto un corteo di protesta lungo le vie del piccolo centro di Lenna, fino alla Comunità Montana di Piazza Brembana, dove i lavoratori avevano incontrato i sindaci della zona. Pochi giorni dopo, il 25 ottobre, era arrivata la prima convocazione, tutta politica, in Regione con consiglieri regionali, azienda e sindacati. Ma l'azienda non ha fatto passi indietro, non si è mossa di un millimetro. Intanto, i compagni di lavoro di G. M. si danno da fare. Vengono tutti da comuni dell'alta valle. “Ho 47 anni, molti miei colleghi hanno 40 anni e più, un'età difficile quando cerchi lavoro. Dall'annuncio della chiusura, in poco più di due settimane ho svolto otto o nove colloqui di lavoro. Mi sono spinto fino a Chignolo d'Isola nella mia ricerca, cioè a 46 chilometri da casa mia. Per ora, nulla. ‘Le facciamo sapere', mi dicono, poi nessuno richiama. Ora, servirebbe riuscire ad agganciare un altro periodo di cassa, ma, certo, non sto qui ad aspettare. Ho due figlie da mantenere, mia moglie lavora ma è una precaria della scuola da dieci anni”. Così G.M., mentre aspetta di vedere come andrà a finire alla Valbrem, cerca un altro lavoro. “Solo che, anche scendendo giù in pianura, in quello che prima era il polmone della bassa bergamasca per l'occupazione, ora sembra vada peggio che qua”».

a.ceresoli

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