Imprese: 86.408 quelle attive
Si cresce, ma meno del passato

A fine dicembre 2010 le sedi di imprese registrate in Bergamasca erano 95.123, delle quali 86.408 attive. Il bilancio finale dell'anno 2010 - dice la Camera di Commercio - si chiude dunque con un allargamento della base imprenditoriale.

Imprese: 86.408 quelle attive Si cresce, ma meno del passato

A fine dicembre 2010 le sedi di imprese registrate in Bergamasca erano 95.123, delle quali 86.408 attive. Il bilancio finale dell'anno 2010 - dice la Camera di Commercio - si chiude dunque con un allargamento della base imprenditoriale dopo che, nel 2009,  per la prima volta nella serie storica, il numero delle imprese era rimasto sostanzialmente immutato.

Lo stock delle imprese registrate è aumentato pertanto nel corso dell'anno del +1,2% (con un saldo di 1.097 imprese) , lo stock di quelle attive o operative del +0,6% (+545 il saldo in valore assoluto).

Non pare essersi determinata un'inversione di tendenza sotto due punti di vista: il 2009 non ha innescato una contrazione dello stock di imprese, tornato a crescere già nel 2010; d'altra parte, il salto brusco della crisi e la moderata ripresa del 2010 non sembrano aver interrotto una tendenza di lungo periodo al progressivo rallentamento nella crescita dello stock di imprese, soprattutto dell'insieme economicamente più significativo delle imprese attive.

La crescita delle imprese registrate nel 2010 è il risultato di 6.452 nuove iscrizioni nel corso dell'anno  (in aumento del 2,3% sul 2009) e di 5.415 cessazioni (diminuite del 13,3% rispetto al 2009); queste ultime si riducono ulteriormente (a 5.158) se depurate dalle cancellazioni d'ufficio, effetto di atti amministrativi di pulizia dell'archivio.

Il tasso di iscrizione o di natalità (il numero dei nuovi ingressi rapportato allo stock di imprese registrate a inizio anno) risale di poco, dal 6,7 nel 2009 al 6,9 nel 2010, mantenendosi al di sotto dei valori medi degli anni precedenti compresi tra il 7,4  e l'8,1%.

Il superamento della crisi è avvenuto principalmente grazie ad una netta caduta del tasso di cessazione o di mortalità (cessate in rapporto allo stock iniziale), sceso dal 6,6% nel 2009 al 5,8% nel 2010 (5,5% se calcolato al netto delle cancellazioni d'ufficio) un valore che si situa intorno ai minimi storici.
 
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