Giovedì 03 Novembre 2011

A rischio licenziamento
3600 lavoratori entro il 2013

I dati presentati dal segretario Fim Ferdinando Uliano alla conferenza stampa nella sede di via Carnovali non sono per niente confortanti per la situazione occupazionale delle aziende meccaniche bergamasche. Il primo semestre 2011 segna infatti il livello più alto dei lavoratori in mobilità, cioè licenziati, da quando è esplosa la crisi all'inizio del 2008: 885 lavoratori. Sommati a tutti quelli espulsi tra il 2008 e il 2010, si supera quota 4 mila, per un totale di 158 aziende coinvolte nei processi di mobilità. Dei 4 mila solo un 20% è riuscito ad agganciarsi alla pensione, quasi tutti gli altri sono rimasti a piedi.

Un altro dato riguarda le aziende che, nei quasi quattro anni della crisi, hanno abbassato le saracinesche chiudendo la loro attività e lasciando a casa i loro dipendenti: sono state 34, per un totale di 2.400 dipendenti. E altre 12 aziende hanno spostato la loro attività produttiva altrove, mantenendo sul territorio solo strutture commerciali (345 i dipendenti coinvolti in questi processi).

Sul futuro gravano nubi minacciose: «Le persone a rischio licenziamento nei prossimi due anni sono circa 2.800 nel settore industriale metalmeccanico e 800 nel comparto dell'artigianato». Secondo Ferdinando Uliano, bisogna occuparsi non solo di come gestire meglio l'uscita delle persone dai processi produttivi ma anche di come trovare un posto di lavoro a chi l'ha perso e al giovane che lo sta cercando.

Da qui la necessità di ripensare alle politiche attive del lavoro per un più efficace ricollocamento dei lavoratori, coinvolgendo gli industriali e la Provincia. Il modello Indesit va replicato su più larga scala. Intanto è positivo il bilancio dei 23 contratti di solidarietà che sono stati siglati in aziende meccaniche della provincia dal 2009 ad oggi.

e.roncalli

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