Mercoledì 21 Dicembre 2011

Pranzo di Natale low cost
E tu che cosa farai?

Il Natale 2011 sarà low cost, con una spesa per la cena della vigilia e per il pranzo di Natale che sarà di 2,3 miliardi, il 19% in meno rispetto allo scorso anno. A fare i conti è l'indagine Confesercenti-Swg, secondo cui ben nove italiani su dieci rimarranno a casa.

Il clima di recessione e l'eccessivo peso delle imposte sui consumi, insomma, mettono in crisi il menu di Natale e fanno serrare le fila alle famiglie, con una festa all'insegna del calore domestico: il 92% rimarrà a casa, mentre avranno meno «voglia di famiglia» gli abitanti del Nord-Est e i giovanissimi, di età compresa tra i 18 e i 24 anni, che sceglieranno il ristorante o la vacanza. Se la tradizione tiene, altrettanto non si può dire della spesa media per la cena e il pranzo di Natale, che si riduce drasticamente. Ci saranno infatti soltanto 88 euro (contro i 109 dello scorso anno) a disposizione per ciascuna famiglia, mentre si concederanno qualcosa in più i giovani: per gli under 24 la spesa media sarà di 125 euro, mentre per i giovani tra i 25 e i 34 anni si arriverà a quota 101 euro.

A pesare sulla spesa è la condizione economica familiare: cresce il peso percepito delle tasse (+6%) mentre rimane invariata la preoccupazione legata al lavoro, presente per il 12% degli italiani, ma che sale a quote tra un terzo e un quarto per le fasce d'età 24-44 anni. Inoltre quasi un italiano su tre (28%) sostiene di riuscire ad arrivare, con lo stipendio, solo fino alla terza settimana del mese e il 10% dice di arrivare appena alla seconda. Scende dal 72% al 62% la quota di chi riesce a coprire tutti e trenta i giorni. Diminuisce, quindi, la fiducia nelle possibilità personali e dell'Italia. Quanto ai regali, sarà l'anno di cibi e vini: acquistati dall'83% degli intervistati, per la prima volta supereranno l'abbigliamento. Più di un giovane su tre (36%) sotto l'albero vorrebbe però trovare un lavoro. Seguono la riduzione dei costi della politica, meno tasse, ed un rinnovamento della classe dirigente. Ma c'è persino un 7% che non vedrebbe male l'uscita dall'euro.

fa.tinaglia

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