Risparmi «sequestrati»
L'incubo di una 80enne

Potremmo definirlo un incubo dormiente. Un incubo per una signora quasi ottantenne residente in città, che ha penato ben 32 mesi per vedersi restituire i risparmi di una vita. Trentadue mesi di angoscia, che hanno lasciato sulla donna pesanti conseguenze fisiche e morali.

Potremmo definirlo un incubo dormiente. Un incubo per una signora quasi ottantenne residente in città, che ha penato ben 32 mesi per vedersi restituire i risparmi di una vita. Trentadue mesi di angoscia, che hanno lasciato sulla donna pesanti conseguenze fisiche e morali. La vicenda, che ha davvero dell'incredibile e che conferma quanto le leggi e la burocrazia italiana siano a volte il nemico numero uno per le persone più «deboli», vede coinvolti una banca, la normativa riguardante i conti dormienti, il ministero dell'Economia e delle finanze (Mef), la Banca d'Italia, il Tribunale di Roma, l'Unione bergamasca consumatori.

Ma su tutti, l'indiscussa vera protagonista è lei, la signora ottantenne. Nel 2004, su consiglio della propria banca, decide di convertire in assegni circolari tutti i risparmi detenuti in contanti in una cassetta di sicurezza: 150 mila euro. Gli assegni vengono depositati nella stessa cassetta di sicurezza e la signora riceve dalla banca ampie rassicurazioni: potrà incassare gli assegni in qualsiasi momento.

Peccato che anni dopo (aprile 2009) la signora, quando si reca in banca per riscuotere parte delle somme depositate, si sente rispondere che non può farlo, in quanto nel frattempo è intervenuta la prescrizione degli assegni circolari. Infatti, una legge sui conti e depositi «dormienti» prevede che per gli assegni circolari, se non riscossi entro tre anni dalla loro emissione, scatta la prescrizione: la banca trasferisce il controvalore al Fondo istituito dal Mef sul quale confluiscono gli importi dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti. Nel caso in questione, la signora ignorava la normativa (a quasi ottant'anni e con i continui cambiamenti legislativi, ci può stare), ma il suo istituto di credito no, e doveva fornirle tutte le indicazioni, cosa che invece non è avvenuta. In preda ad una comprensibile angoscia, la risparmiatrice chiede alla propria banca di riavere i risparmi. La risposta è una doccia gelata: non è possibile, i soldi sono in mano al ministero.

La signora quasi ottantenne, travolta da quello che le pare un uragano devastante, chiama in causa l'Unione bergamasca consumatori (Ubc).

«Abbiamo fatto immediatamente intervenire la Banca d'Italia – spiega Paola Bianchi Cassina, avvocato e presidente dell'Ubc –. L'istituto di credito della signora si è difeso dicendo di avere applicato la normativa in vigore. Ma di fatto non ha rispettato, nel trasmettere al fondo del Mef le somme di proprietà della signora, le tassative disposizioni previste dalla legge. Abbiamo così messo in atto la procedura prevista, che chiama in causa Consap, la società per azioni costituita dal Mef per provvedere, verificate le singole posizioni, alla restituzione delle somme indebitamente trasmesse al fondo dai vari intermediari».

Nel momento in cui la domanda di rimborso inviata a Consap è stata protocollata (giugno 2010), le domande analoghe pendenti erano superiori alle diecimila unità: non ci sono certezze, ma è facile presumere che tra queste, alcune riguardassero altri risparmiatori bergamaschi.

«Se la signora non avesse chiesto aiuto – rileva la presidente dell'Ubc –, si sarebbe trovata davanti ad un'impresa titanica, anche solo per la modulistica da reperire su internet. Inoltre, i tempi previsti da Consap sono molto lunghi: nel nostro caso, telefonate e fax praticamente quotidiani non sono bastati per sbloccare la situazione. Ci siamo quindi rivolti al Tribunale di Roma, con un ricorso per ottenere un decreto ingiuntivo di pagamento delle somme dovute dal ministero alla signora. Davanti al decreto ingiuntivo emesso dal presidente del Tribunale, il ministero si è opposto, instaurando una causa civile. Causa che abbiamo vinto: il ministero è stato condannato al risarcimento delle spese legali, mentre a Consap è stato ordinato di restituire l'importo indebitamente trattenuto per oltre due anni e mezzo alla signora. Ma la responsabilità di tutto quanto accaduto è della banca, alla quale chiederemo il risarcimento dei danni subiti dalla signora».

Che non ha ancora superato la grave depressione nella quale è caduta in questi anni

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