Lunedì 12 Marzo 2012

Credito Bergamasco, sindacati critici
Gli utili salgono, il premio aziendale no

Lo scorso 8 marzo il Cda del Credito Bergamasco, presieduto da Cesare Zonca, ha approvato il progetto di bilancio relativo al 2011. Lusinghieri i risultati dell'istituto, fondato nel 1891 e appartenente al gruppo Banco Popolare: utile a 106,3 milioni di euro con un aumento dell'8,7% rispetto allo scorso esercizio; crescita del 7,5% dei prestiti alla clientela e del 13% della raccolta diretta.

Si aggiunga che la banca (oltre 2000 dipendenti su circa 300 sportelli dislocati in massima parte sul territorio lombardo) vanta un indice patrimoniale di eccellenza. Il Core Tier 1 e' infatti al 13,58% superando in scioltezza il parametro del 9% fissato recentemente dall'EBA.

Altro elemento significativo il cost/income (rapporto tra costi operativi e il margine di intermediazione) che si attesta sul 50%, altro ottimo risultato rispetto alla media del settore.

«In questo quadro idilliaco - si legge in un comunicatio stampa di Cgil, Cisl e Uil -, in una banca in cui i dati di bilancio parlano di una bassa incidenza dei costi sulla ricchezza prodotta e quindi di un indice di efficienza a notevoli livelli, l'azienda ha proposto alle organizzazioni sindacali un accordo sul premio aziendale che ne decrementa il valore rispetto allo scorso anno. 100 euro in meno da destinare al welfare (assistenza sanitaria e previdenza complementare) ma, di fatto, meno soldi nelle tasche dei lavoratori a fronte di risultati di bilancio che parlano da soli. Questo dopo che l'ipotesi di rinnovo del Ccnl recentemente siglata, dopo il Ccnl del 2007 e gli accordi di settore, hanno sancito la scelta di rafforzare la contrattazione di secondo livello ponendo l'accento anche sulla distribuzione della produttività aziendale».

«Che il Credito Bergamasco sia un'azienda che funziona e che produce risultati e' evidente - prosegue il comunicato stampa dei sindacati - . Se a un'azienda come questa si riduce il premio che viene pagato ai lavoratori in che direzione si va? I sindacati autonomi presenti in azienda, Dircredito e Fabi, hanno ritenuto di sottoscrivere, il giorno prima dell'approvazione del progetto di bilancio, l'accordo proposto dall'azienda che, di fatto, si traduce in una riduzione del premio pagato ai lavoratori. Fiba/Cisl, Fisac/Cgil e Uilca del Creberg hanno scelto di non aderire alla proposta aziendale perché non coerente con le previsioni del Ccnl e perché le compensazioni previste dall'azienda sull'assistenza sanitaria e sulla previdenza complementare presentano dubbi tecnici sulla loro applicabilità. Senza dimenticare, infine, che la scelta di stornare risorse a forme di welfare cui non tutti i lavoratori aderiscono (per scelta ma anche perché alcune tipologie di lavoro non ne prevedono la possibilità) rischia inevitabilmente di provocare differenze di trattamento tra i lavoratori».

a.ceresoli

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