Zanetti: indici migliori di altri
Cedola limitata ma apprezzabile

Alla vigilia dell'assemblea, il presidente del consiglio di gestione Ubi, Emilio Zanetti, difende la scelta sul dividendo che, pur tagliato a 5 centesimi, è «un atto di riguardo» verso i soci. Sulla crisi: «Speriamo si risolva in un paio di anni».

Alla vigilia dell'assemblea, il presidente del consiglio di gestione Ubi, Emilio Zanetti difende la scelta sul dividendo che, pur tagliato a 5 centesimi, è «un atto di riguardo» verso i soci.

Presidente, lei guida la banca dal 1985. Sarà l'assemblea più difficile?
«Glielo dirò dopo. È difficile immaginarlo. Non penso. Sono anni complicati. I risultati possono considerarsi non del tutto soddisfacenti. Ma nel contesto in cui ci troviamo e soprattutto nel raffronto con il sistema bancario generale o con i maggiori gruppi, non è che abbiamo risultati peggiori di altri. Anzi, tutto sommato abbiamo indici migliori rispetto ai grandi gruppi».

Qualcuno in particolare?
«Il costo del credito ad esempio».

L'onorevole Jannone ha detto che visti i conti era meglio non dare dividendo. Cosa replica?
«Credo che il fatto di aver pensato a un dividendo sia pure contenuto sia un atto di riguardo e considerazione verso il nostro corpo sociale. Nella storia del nostro istituto, che affonda le radici nella Banca Popolare di Bergamo, si è sempre distribuito dividendo. Anche dopo la crisi del 1929 si è mantenuto. Nonostante la raccomandazione dell'autorità di vigilanza a perseguire il rafforzamento patrimoniale, credo che questa attenzione verso i soci possa essere apprezzata».

Alla recente assemblea degli Amici di Ubi si è fatto notare che dal 1° aprile 2007, giorno della nascita di Ubi, a oggi le quotazioni di tutte le grandi banche sono crollate e Ubi è andata un po' meglio delle altre, seconda dopo Intesa Sanpaolo. Ma non è poco consolarsi di una quotazione crollata dell'88,6% anziché del 90 e passa?
«Vorrei rettificare la domanda: è andata meno peggio delle altre. Effettivamente il mercato ha reagito alla crisi in modo del tutto inimmaginabile. L'andamento del nostro titolo si raffronta all'andamento complessivo dei bancari e in generale di quasi tutti i titoli quotati che hanno subito falcidie. Mi auguro, come ha detto il consigliere delegato Massiah facendo riferimento alla Bibbia che parla di 7 anni di vacche magre e 7 anni di vacche grasse, ora noi siamo attorno al quinto anno visto che le prime avvisaglie si sono avute nel 2007, che nel giro di un paio d'anni la crisi possa risolversi e quindi l'apprezzamento dell'investimento azionario insieme possa riprendere».

Leggi su L'Eco di sabato 28 aprile l'intervista integrale

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