Italcementi, intesa raggiunta
A febbraio partirà la Cassa

Due anni di Cassa integrazione straordinaria e mobilità volontaria incentivata. È questo, in sostanza, il succo dell'ipotesi di accordo raggiunta ieri a Roma tra i vertici di Italcementi e i sindacati di categoria Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil.

Due anni di Cassa integrazione straordinaria e mobilità volontaria incentivata. È questo, in sostanza, il succo dell'ipotesi di accordo raggiunta ieri a Roma tra i vertici di Italcementi e i sindacati di categoria Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil.

L'intesa sulla riorganizzazione del gruppo, che nella nostra provincia conta oltre un migliaio di dipendenti su un totale di 2.500 addetti a livello nazionale, fa seguito al cosiddetto «Progetto 2015» varato dalla società in risposta alla crisi del settore del cemento. L'intesa, che i primi di gennaio sarà presentata ai lavoratori degli stabilimenti interessati, prevede la richiesta di Cassa straordinaria per ristrutturazione per un massimo di 665 lavoratori a livello di gruppo (430 negli impianti di produzione, fino ad un massimo di 200 per la sede del gruppo a Bergamo, fino ad un massimo di 25 per la rete di vendita e 5 per la sede di Roma) a partire dal 1° febbraio 2013 fino al 31 gennaio 2015.

È prevista la rotazione, che, come spiegano i sindacati (Duilio Magno per la Feneal, Umberto Giudici per la Filca e Ivan Comotti e Luciana Fratus per la Fillea), «avverrà in relazione alle fungibilità professionali sull'intero organico e alle esigenze tecnico organizzative». Parallelamente ci sarà la possibilità di accedere alla mobilità volontaria incentivata (stando ad indiscrezioni per l'incentivo si parla di circa 20 mila euro).

L'accordo prevede inoltre che per i lavoratori che supereranno i tre mesi di collocazione in Cassa integrazione, anche non continuativi, l'azienda erogherà 550 euro al mese come sostegno al reddito, oltre a sostenere spese sanitarie e scolastiche per i figli di quei lavoratori in Cigs per più di sei mesi. In questo senso l'intesa è una fra le prime che prevede integrazioni di questo tipo da parte dell'azienda. Venendo ai numeri, i bergamaschi coinvolti sono circa 210 tra la sede Italcementi di via Camozzi e 10 operai della cementeria di Calusco d'Adda. Le parti si incontreranno ogni quattro mesi a livello nazionale «per monitorare la situazione», mentre a livello locale proseguiranno i confronti per definire le modalità di ricorso alla Cassa.

Al termine dei due anni di Cigs, poi, si farà un'ulteriore valutazione della situazione. Per i sindacati, nel caso, resta valida l'ipotesi di ricorrere ai contratti di solidarietà. Duilio Magno, segretario della Feneal-Uil di Bergamo, giudica «positiva» l'intesa raggiunta pur in un contesto di ristrutturazione aziendale: «Siamo soddisfatti di aver sottoscritto un'ipotesi di accordo che ci mette nelle condizioni di monitorare lo sviluppo della gestione della partita». L'accordo, secondo quanto riferiscono i sindacati, non prevede la chiusura degli stabilimenti di Monselice, di Broni e di Trieste, bensì la loro trasformazione in centri di macinazione del clincker o di consegna e su Monselice, in rapporto alla pronuncia del consiglio di stato sulla legittimità per procedere alla costruzione del nuovo impianto, l'azienda valuterà le scelte da assumere.

Dall'azienda giunge un primo commento positivo, e si rimarca come alle misure di riorganizzazione interna, necessarie in uno scenario di mercato come quello presente, corrispondano investimenti significativi da parte della società, che consentiranno a Italcementi di cogliere la ripresa che si auspica si presenti a partire dal 2015. L'accordo, fanno sapere ancora dall'azienda, prevede un ventaglio di misure innovative a sostegno delle persone e delle famiglie che saranno coinvolte dalla riorganizzazione, nel pieno spirito della responsabilità sociale che da sempre contraddistingue le politiche del gruppo.

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