Sabato 04 Dicembre 2004

Brevetti, Italia in ritardo sull’Europa e Bergamo sotto la media nazionale

Se l’innovazione si misura attraverso i brevetti, Bergamo è al 35° posto in Italia. La graduatoria è stata realizzata da Unioncamere attraverso il rapporto tra i brevetti e il numero delle imprese della provincia. Il fatto che Bergamo abbia un alto tasso di imprenditorialità in questo caso di penalizza un po’, ma in ogni caso con un rapporto di 0,71 (il calcolo è stato fatto in un rapporto brevetti ogni mille imprese) siamo sotto la metà (1,59) della media nazionale, che viene innalzata da province come Bologna (prima con un rapporto di 8,29), Milano (6,2), Modena (4,83), Torino (4,77). Davanti a Bergamo però si trovano anche province di piccole dimensioni come Macerata (sesta, con un rapporto di 3,84 e il doppio di brevetti in valore assoluto rispetto a Bergamo), Caltanissetta (un rapporto di 2,23) e Isernia (0,81).

E c’è da aggiungere che l’intera Italia è ultima in classifica tra i paesi industriali, seppure con punte di eccellenza in alcuni settori. Da un monitoraggio effettuato da Unioncamere e Dintec, l’Italia «appare arretrata rispetto a Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia e Gran Bretagna riguardo al numero di brevetti pubblicati dall’Ufficio europeo brevetti (Epo) tra il 2002-2003», con una quota di solo il 3,1% a fronte, per esempio, al 39,7% degli Usa e al 22,6% della Germania.

La «maglia nera» è riscattata solo in parte dall’incidenza del numero dei brevetti italiani pubblicati dall’Epo riguardanti alcuni settori: la meccanica, dove con oltre il 50% delle domande il nostro Paese «batte» Usa e Germania; la nautica, dove il 31% dei brevetti è tricolore e dove siamo leader incontrastati per ciò che riguarda varo di imbarcazioni, attrezzature per lavorare sott’acqua e mezzi per recuperare oggetti affondati; nell’arredamento, dove l’Italia è terza (alle spalle sempre di Usa e Germania) nella tutela di sedie, sofà e letti; e, in buona parte, nel tessile, dove il 21% dei brevetti sul trattamento delle pelli è italiano e dove siamo al quarto posto, dopo Germania, Usa e Giappone, nel trattamento e lavaggio dei tessuti tessili e similari.

Ma un’attenuante, in queste cifre, la creatività dell’industria italiana ce l’ha: i brevetti italiani pubblicati in Europa sono infatti solo il 28% di quelli registrati in Italia. L’apparato industriale nazionale è dunque molto più prolifico: basti pensare che, fra il 2001 e il 2003, all’Ufficio italiano brevetti sono state depositate 27.394 domande, con una media annua sostanzialmente stabile, vicina alle 9 mila domande. Da un punto di vista territoriale la provincia più prolifica è Milano (8.264 domande, cioè il 30,2% del totale) nel triennio considerato, seguita da quelle di Torino (9,6%), Bologna (8,7%) e Roma (7,5%). Poi un abisso: la quinta posizione è occupata infatti Padova che, fra il 2001 ed il 2003, ha presentato solo il 3,5% dei brevetti. Prima invece fra le province meridionali, quella di Napoli, con un 20° posto assoluto, per la presentazione di sole 210 domande in 3 anni (0,77% del totale). Bergamo è al 27° posto con 156 brevetti (lo 0,56% del totale).

«La tutela della proprietà industriale attraverso i brevetti è un fattore di competitività estremamente importante per le nostre imprese - ha commentato il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli - L’innovazione, infatti, per essere trasferita alle imprese, deve essere protetta. Il sistema camerale è quindi fortemente impegnato a promuovere la cultura brevettuale nel nostro Paese, in particolare tra le piccole imprese, anche attraverso i 50 punti Patlib (Patent library), parte attiva di una rete di oltre 140 sportelli, che gestisce e distribuisce banche dati sui brevetti su tutto il territorio europeo. Inoltre, sulla base della convenzione siglata da Unioncamere e Ministero delle Attività produttive, stiamo puntando alla semplificazione delle procedure per il deposito delle domande di brevetti e marchi, anche attraverso la realizzazione e la gestione delle procedure per l’invio telematico delle domande di deposito e la consultazione via Internet della banca dati».

(04/12/2004)

fa.tinaglia

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