Buoni postali, 22 le vertenze
«Rimborso pieno per due»

Per ora sono poco più di una ventina ma i casi seguiti da Federconsumatori Bergamo potrebbero aumentare nelle prossime settimane. Stiamo parlando dei risparmiatori che trent’anni fa investirono nei Buoni fruttiferi postali con rendimenti più che dimezzati.

Per ora sono poco più di una ventina ma i casi seguiti da Federconsumatori Bergamo potrebbero aumentare nelle prossime settimane.

Stiamo parlando dei risparmiatori che trent’anni fa investirono nei Buoni fruttiferi postali e che ora, alla scadenza dei Buoni trentennali e cioè al momento di riscuotere la somma maturata, scoprono che i rendimenti riconosciuti dalle Poste sono più che dimezzati rispetto alle aspettative.

Come è stato spiegato ieri mattina nel corso di una conferenza stampa nella sede di via Garibaldi di Federconsumatori da Umberto Dolci, Silvano Azzola e dall’avvocato Guido Vicentini, per ora è arrivata solo la prima ondata di risparmiatori ma molti altri potrebbero aggiungersi.

Il problema è che le Poste riconoscono un rimborso che è inferiore della metà di quanto atteso dall’investitore (mediamente è del 42%). Questo perché nel 1986 un decreto ministeriale decise un taglio retroattivo dei tassi di interesse dei Buoni postali per rapportarne il rendimento all’inflazione di quell’anno. Si tratta dei Buoni della serie M, N, O e P. Per quelli emessi prima ma collocati dopo il 1986, gli impiegati postali apponevano un timbro che modificava queste quattro serie in una nuova serie Q con rendimento ridotto. Ma non tutti gli impiegati postali hanno apposto il timbro e dunque i Buoni che ne sono privi hanno diritto - così del resto si è espressa nel 2007 la Corte di Cassazione - a un rimborso pieno.

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