Critiche al Papa che vuole verità

Critiche al Papa
che vuole verità

Si poteva intuire che la «Lettera al popolo di Dio» segnasse un salto di qualità. Il capolavoro di Francesco è stato quello di sottrarre la questione degli abusi dalle strumentalizzazioni di un’agenda di politica ecclesiastica e farne un problema di sistema. Le vittime dei pedofili seriali in talare lo hanno sempre chiesto. Francesco nella Lettera al popolo di Dio lo ha riconosciuto come centrale e cruciale per il cambiamento e ha spiegato, con una chiarezza talmente perfetta da suscitare altrettanto perfette reazioni di rigetto, che il dramma della pedofilia ha messo in luce la necessità di riforme strutturale sistemiche e al tempo stesso un cambio di passo deciso sul piano teologico e pastorale.

Il viaggio in Irlanda è servito per ribadire la centralità della famiglia e il suo ruolo anche per rialzarsi da quello scandalo globale. Il Papa lo ha spiegato molto bene sull’aereo di ritorno da Dublino, quando ha chiesto ai genitori di credere ai figli e di non lasciarsi sedurre dall’ autorità malata degli ecclesiastici. Tutti i discorsi inoltre hanno sempre sottinteso che ogni abuso sessuale è un abuso di potere, principio alla base della «Lettera al popolo di Dio». Se ci fosse ancora bisogno di una conferma del fatto che Bergoglio ha a cuore la salvezza della Chiesa e in tale direzione procede in modo ostinato, ebbene questo è il caso della missione irlandese, di cui la mossa più importante è stato l’atto penitenziale, il fuori programma liturgico, pronunciato all’inizio della Messa al Phoenix Park. Bergoglio lo ha fatto perché sa bene di avere un solo alleato nelle situazioni difficili e cioè il popolo di Dio.

Ha ripetuto in spagnolo per dieci volte «nunca mas», mai più, in quella parte iniziale della liturgia in cui si confessano i peccati e si chiede perdono. Ha chinato il capo e lo ha fatto chinare a tutti davanti a Dio, gesto conforme e coerente con ciò che aveva scritto nella «Lettera al popolo di Dio». Lo scandalo degli abusi si affronta sbaragliando un’ecclesiologia trionfante, accogliendo e non discriminando nessuno e soprattutto evitando di usare le regole per esercitare potere. Le sue parole decise per negare e correggere ciò che in Irlanda era stato sempre considerato peccato mortale, avere figli fuori dal matrimonio, con le conseguenze devastanti che sappiamo, spiegano benissimo come il problema derivi da una concezione falsa dell’autorità e da una rappresentazione menzognera della lettera del Vangelo. La preoccupazione del Papa è quella di rimanere sordi di fronte al dolore, anteponendo una presunta credibilità dell’istituzione alla verità e alla riconciliazione. Per questo motivo Bergoglio ha allargato il perimetro dello scandalo dell’abuso «sessuale, di potere e di coscienza» oltre la sola giurisdizione canonica e civile. E per questo viene pesantemente criticato. La nota clamorosa dell’ex-nunzio Carlo Maria Viganò che ne chiede le dimissioni non ha sorpreso il Papa. Fin da quando era arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio viene accusato di non difendere la dottrina, di compiere gesti audaci. Recente è il rimprovero di essere un teologo da quattro soldi. Ma ora qualcuno ha deciso di alzare la posta del conflitto, perché nella Lettera al popolo di Dio ha posto la questione del potere «urbi et orbi» e non più solo alla Curia romana, come fatto nel discorso di Natale 2014 nel quale aveva indicato, tra le 15 malattie curiali diagnosticate ad una ad una, «il narcisismo» della «patologia del potere». Non è cosa nuova. Quando un Papa rema c’è chi rema contro con i «dubia» o le calunnie. È accaduto molte volte, basta ricordare Roncalli e i veleni sparsi appena annunciò il Concilio. Bergoglio è abituato. A Buenos Aires funzionava una gioiosa macchina da guerra che sparava cannonate contro di lui, perché imponeva indagini psicologiche serie e costose sui candidati al seminario e perché battezzava bambini di ragazze madri. Una volta così definì gli ecclesiastici che si rifiutavano di battezzare figli nati fuori dalla santità del matrimonio: «Questi sono gli ipocriti di oggi, coloro che hanno clericalizzato la Chiesa. Coloro che negano la salvezza al popolo di Dio». Bergoglio è nel mirino perché chiede di ascoltare le vittime dell’opera di distrazione dal Vangelo, di cui l’abuso sessuale è solo una goccia, quella che ha fatto traboccare il vaso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA