Famiglia al centro per la Chiesa

Famiglia al centro
per la Chiesa

È il primo incontro mondiale delle famiglie dopo l’«Amoris Laetitia». E già questo dice molto sull’importanza cruciale ed anche strategica dell’appuntamento di Dublino dove sono attesi da domani famiglie, sacerdoti e religiosi, insomma lo staff mondiale della pastorale familiare che collabora con il Papa e le conferenze episcopali, da 116 Paesi, il numero più alto finora nella storia di questo tipo di incontri inaugurati da Giovanni Paolo II e giunti alla nona edizione. Per tre giorni in attesa dell’arrivo di Jorge Mario Bergoglio sabato, in 65 workshop si confronteranno oltre 200 relatori, per la maggior parte laici, donne soprattutto e coppie non solo di famiglie, per così dire, normali, ma anche di quelle «ferite», separati, risposati, famiglie con un genitore solo.

È l’orizzonte dell’«Amoris Laetitia», il testo di Papa Francesco, nato dall’analisi e dalla proposte di ben due Sinodi, che il Pontefice ha voluto fossero dedicati alla famiglia e che hanno costituito fin qui l’investimento maggiore di idee e progetti dell’intero pontificato.

C’è una ragione in tutto ciò e a Dublino sarà verificata per la prima volta in un summit di ampio respiro e cioè che gli schemi pastorali del passato non funzionano più. Eppure la famiglia rimane centrale non solo nella Chiesa, dove è definita da sempre «Chiesa domestica», ma anche nella società a tutte le latitudini del mondo, pur nella differenza delle culture e delle politiche economiche. In Italia e nei Paesi dove il mercato e le sue distorsioni si fanno più sentire la famiglia è ancora l’ammortizzatore sociale più efficace. E resta una risorsa dappertutto anche quando non viene curata, seguita o accompagnata.

La famiglia trova sempre un modo per andare avanti, per inventarsi di nuovo, per far fronte alla difficoltà. Nella famiglia si inventa, si rischia, s’investe, magari senza rendersene conto, perché la disposizione alla cura fa parte dell’animo umano, anche quando i soldi non ci sono, anche quando lo sfilacciamento delle relazioni colpisce come un maglio, anche quando sembra che la famiglia debba essere travolta dal vento gelido dell’individualismo.

La famiglia trova sempre in sé qualcosa che la fa resistere e rinascere. A Dublino saranno le famiglie stesse che lo racconteranno da ogni angolo della Terra. E la Chiesa ha organizzato ancora una volta l’incontro mondiale per ascoltare. Il titolo dell’appuntamento ha questo significato: «Il Vangelo della famiglia: gioia per il mondo». Nella discussione dei due Sinodo dedicati alla famiglia la Chiesa non ha mai avuto timore, né paura per una possibile rottura con la tradizione, di pronunciare la parola chiave del pontificato e di renderla efficace sotto molto punti di vista in relazione alla criticità e alla fatica delle famiglia nel contesto attuale.

La parola è «misericordia», che nulla ha a che fare con l’assoluzione del colpo di spugna, ma s’intreccia con la comprensione, con l’accompagnamento alla luce del Vangelo, con la condivisione, con la cura. Pochi hanno criticato, ma hanno fatto un grande clamore mediatico con la questione dei «dubia». Il Papa non ha mai risposto direttamente, ma ha sempre ascoltato e rilanciato, consapevole che le sfide pastorali nella Chiesa sulla famiglia nel contesto di una evangelizzazione che cambia in relazione al tempo e che non deve occupare spazi, ma aprire processi, abbia bisogno di franchezza e di coraggio. Sono due i concetti sui quali è stato organizzato anche l’incontro di Dublino: parresia e fiducia. Cioè grande libertà e confidenza che il futuro abbia sempre un orizzonte largo e ben disposto per le famiglie, nella Chiesa e negli Stati. Nessuna esclusione dunque e ragionamenti attorno a tutto, comprese le coppie omosessuali e alle teorie del gender. E non perché Francesco è un Papa moderno con un fascino speciale, ma perché è il Vangelo che lo chiede. Nell’«Amoris Laetitia», anche nei punti più contestati, non si rintraccia un cambiamento della dottrina. Semplicemente si prende atto che nel tempo si sono stratificate aree grigie dove la chiarezza è ormai indispensabile dal punto di vista teologico con conseguenti ricadute sulle norme e sui comportamenti canonici. La Chiesa con due Sinodi e ora con Dublino ha deciso di ricucire ciò che si è sfilacciato.

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