Domenica 28 Aprile 2013

Bergamo-Azerbaigian
la diplomazia del vino

L'Azerbaigian (lo stato asiatico che si affaccia sul Mar Caspio, grande come un quarto dell'Italia, 10 milioni di abitanti) punta non solo sul petrolio, di cui il sottosuolo è ricchissimo, ma anche sul vino, che in queste zone rappresenta una tradizione alimentare antichissima. I ritrovamenti di frammenti di brocche di vino secco nelle necropoli della Leylatepe e Sarytepe testimoniano l'attività agricola sin dall'età del Bronzo.

Del resto, se l'arca di Noè dopo il diluvio si adagiò nell'area del Caucaso, è ovvio che la coltura della vite ricominciò da queste zone. L'Azerbaigian diventerà, l'11 giugno 2013, il 45º Stato membro dell'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv). Il Paese ha avviato alcuni anni fa un piano nazionale per rinnovare la propria vitivinicoltura con l'obiettivo di creare un vigneto di 60.000 ettari, un patrimonio viticolo ancora troppo poco conosciuto, con oltre 200 varietà autoctone di uva da vino e da tavola. Da giugno 2013, in occasione del Congresso Mondiale della Vigna e del Vino che si terrà a Bucarest (Romania), avverranno i primi scambi con i responsabili tecnici e scientifici dell'Azerbaigian che proseguiranno a novembre 2013 a Gandja, una delle principali zone viticole ai piedi del Caucaso, per il 2º Festival Internazionale della Vigna e del Vino che si svolgerà con il patrocinio dell'Oiv.

A Bergamo e provincia i vini dell'Azerbaigian sono già conosciuti da alcuni anni, in particolare da quando un vino di quella nazione ha vinto il Premio della Stampa al concorso Merlot e Cabernet a confronto, organizzato a Bergamo dal Consorzio Valcalepio. Si trattava di un Cabernet Sauvignon in purezza prodotto dalla azienda Ismailli Wine. A importare per primo i vini dall'Azerbaigian è stato Luca Castelletti, titolare della nota enoteca di Ponte San Pietro.

Da alcuni anni i rapporti si sono consolidati e già si sta lavorando per una esportazione di vini bergamaschi in Azerbaigian. «Sì – conferma Castelletti –, in effetti durante il recente Vinitaly ho avuto come ospite il produttore azzero Oglu Rashad dell' azienda Ismailli Wine che con il suo vino Alishan ha preso il premio della stampa al concorso Emozioni dal Mondo. Era accompagnato dai suoi enologi di origine moldava e sono venuti a Verona per conoscere la realtà italiana perché vorrebbero importare vini italiani in Azerbaigian e distribuirli. Sono stato con loro in Valcalepio nelle cantine del Castello degli Angeli, dal Conte Medolago Albani e da Biava. Abbiamo degustato la tipologia bergamasca e sono rimasti particolarmente colpiti dalla qualità espressa dai nostri produttori. Sono convinto che se imparassimo a fare gruppo avremmo grandi potenzialità di successo. Entro maggio mi recherò in Azerbaigian per approfondire gli accordi, anche per organizzare una settimana dell'enogastronomia italiana che si vuole organizzare laggiù».

Oltre al Cabernet Sauvignon in purezza, Castelletti importa un vino dolce tipico che si chiama Kagor , ritenuto da molti uno dei migliori vini rossi dolci del mondo, che nell'Ottocento fece girare la testa agli zar, agli imperatori ed ai re di tutta Europa. Kagor non è il nome di un vitigno, ma quello dato al vino, che è prodotto da uve raccolte molto tardi dai ceppi delle varietà Cabernet Sauvignon, Merlot e Bastardo-Magaraczskij (quest'ultima di origine russa), quando ormai tutte le vendemmie sono già finite da un bel pezzo, perchè soltanto così il contenuto zuccherino e quello degli aromi e dei sapori delle bucce sono al massimo livello possibile. Il terzo vino importato da Castelletti è un Ice-wine che ha riscosso, non solo a Bergamo, un successo inaspettato. L'Azerbaigian, del resto, è antica terra di viticoltori. Le sue caratteristiche ambientali e climatiche creano condizioni ideali per la coltivazione e la selezione di diverse varietà d'uva.

In questo Paese vengono tuttora coltivate le uve più precoci, più zuccherine, più produttive e che si conservano più a lungo. Quando le truppe di Alessandro Magno invasero l'Azerbaigian e assediarono Barda, una parte del tributo dovutagli dalla popolazione locale fu pagata in vino. Negli antichi libri assiri il vino è annoverato tra gli alimenti che fungevano da tributo nelle regioni nord-occidentali della Midia. Nel 714, durante la spedizione di Sargon II, re degli Assiri, gli abitanti di Mannea accolsero i suoi soldati offrendo loro farina e vino.

Roberto Vitali

fa.tinaglia

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