Dai videogiochi
ai romanzi di storia

I videogiochi schematici e ripetitivi, quelli in cui si mettevano alla prova solo abilità e destrezza sono ormai rari: ognuno racconta una storia. Come dice Alessandro Baricco, siamo nell'età della narrazione, in cui anche i caffè degli autogrill diventano «romanzi» e i succhi sono «storie di frutta», e niente è quindi più naturale che affiancare all'aspetto ludico anche quello letterario.

«Total War Rome. Distruggi Cartagine» (Magazzini Salani) è tratto da un videogioco molto amato, e può contare sulla penna sapiente ed esperta di David Gibbins, archeologo e scrittore di bestseller (tradotti in trenta lingue, oltre tre milioni di copie vendute). È ambientato nella Roma antica, dal 168 a. C. e fino al 146 a. C. Tra i personaggi ci sono figure storiche note e realmente esistite: dal generale cartaginese Asdrubale a Catone e Scipione. Ma c'è anche molta «fiction»: il protagonista Fabio Petronio Secondo (legionario e amico di Scipione) è del tutto inventato. È l'ultimo caso di una tendenza consolidata che abbraccia generi diversi.

Si va dalle pagine di azione e avventura di romanzi come «Halo» (una serie di otto, tutti Multiplayer) o «Gears of War» (quattro romanzi, sempre Multiplayer), per quelli che invece amano le tendenze «horror» ecco i libri tratti da «Bioshock» e «Resident Evil», per gli amanti del genere storico, lo stesso di «Total War Rome» ecco il testo ispirato a «Assassin's Creed» di Oliver Bowden (Sperling & Kupfer), trilogia rinascimentale in cui un assassino fiorentino combatte contro i cavalieri templari dell'impero ottomano e per gli amanti del fantasy da Guild Wars c'è «Il mare della sofferenza» di Ree Soesbee (Multiplayer), sulla storia dell'antico regno di Orr, nascosto sotto le onde dell'oceano.
Sabrina Penteriani

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