Jennifer Egan torna con «La fortezza»

Jennifer Egan torna
con «La fortezza»

Con «Il tempo è un bastardo» (2011) ha vinto Pulitzer e National Book Critics Circle Award. Di Jennifer Egan esce ora «La fortezza».

Danny sta a New York, ma non ha lavoro, ha fallito tutti gli obiettivi «normali». Un cugino che non vede da un sacco di tempo, Howard già Howie, lo chiama per aiutarlo a ristrutturare un castello di cui vuol fare un resort speciale, in una località tra Germania, Austria, Repubblica ceca. Essenziale il flashback: le cose si capiscono «dopo». Howie, da ragazzino, era la fortuna delle conversazioni familiari: rispetto a lui tutti si sentivano a posto, Danny, a confronto, è «tantounbravoragazzo». In realtà, Howie è conciato così dopo «l’evento traumatico».

Howie ha subito uno scherzo feroce proprio da parte di Danny e Rafe, cugino più sveglio e più grande. I tre, durante un picnic, si sono introdotti un una grotta, dove c’è un piccolo lago. Profittando dell’assoluta ingenuità e buona fede di Howie, che sembra sempre assorto in un mondo suo, Danny gli dà uno spintone. Poi lui e Rafe strisciano fuori dalla grotta e si mettono a correre come pazzi. Howie viene trovato solo tre giorni dopo, in stato di semincoscienza. Dopo quell’episodio, è un’altra persona. Comincia a farsi di droga, delinque, viene spedito al riformatorio. I due si perdono completamente di vista. Negli anni, quel trasmettitore ad altissima velocità che si chiama famiglia dà, su Howie, notizie favolose, tipo: trader finanziario, ricchezza folle, sposato con figli, in pensione a trentaquattro anni.

E poi la proposta-invito, il viaggio di Danny in mezzo al nulla, verso l’antico castello diroccato: scenario da gothic novel rivisitato alla luce di cellulare e parabola satellitare, che Danny porta sempre con sé perché non tollera sentirsi disconnesso.n Qui incontra un Howard irriconoscibile: un potente, un capo.

La storia di Danny, a sua volta, è incastonata dentro un’altra storia: quella di Holly, insegnante di scrittura in carcere, che riceve un manoscritto da un detenuto di cui si è innamorata, Ray. La storia della fortezza, appunto. Storie di liberazione attraverso la fantasia, l’immaginazione: del carcerato Ray, del ragazzino grasso e adottato Howard, di tutti quelli che ne hanno un po’: «Sei tu che inventi la storia, sei tu che la racconti, e a quel punto sei libero».


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