Veronesi, dopo Caos calmo riecco Pietro Paladini

Veronesi, dopo Caos calmo
riecco Pietro Paladini

Riecco Pietro Paladini, il protagonista di «Caos calmo», premio Strega 2006 e oggetto di omonima riduzione cinematografica nel 2008. È lui, infatti, voce narrante e persona prima del nuovo libro di Sandro Veronesi, «Terre rare».

Ma si tratta, ci pare, più che altro, di un’operazione di marketing, di un occhiolino al lettore, di una sequel-suggestione forse per godere dei riverberi di un ottimo successo.

I legami con «Caos calmo», infatti, i richiami diretti a quella storia passata sono, e non è affatto un male, sporadici e marginali. Il romanzo è, a tutti gli effetti, un romanzo nuovo.

Sono passati otto anni. Pietro è a Roma, poco/nulla a che fare con la direzione di network televisivo che lo impegnava a Milano. È socio di un amico in una rivendita di auto, perlopiù sequestrate per leasing non pagato, al chilometro 13 dell’Aurelia. Anche qui il pallino di Veronesi è far vivere al suo personaggio una perdita, una catastrofe improvvisa che ribalta, in qualche modo svuota la sua vita. A seguito non più di una, ma di una serie quasi irridente di coincidenze. Là la giovane moglie moriva, improvvisamente, di aneurisma mentre lui salvava una sconosciuta in mare. Qui Pietro in un solo, goffo tentativo di recupero di un’Audi Q3 infila la serie perfetta di sbagli sbagliati. Perde di botto auto, patente, telefonino,con tutti i numeri delle persone di riferimento, e un bel po’ di soldi. La Finanza quello stesso giorno,requisisce tutti i documenti e i computer. Le nuove nudità, le nuove impotenze da privazione tecnologica.

Una prova, come per un moderno cavaliere del nulla. Amletico e poi, di colpo, dinamico e reattivo. Quello che più interessa, come in «Caos calmo» è l’abilità di Veronesi nel rappresentare, attraverso le divergenti avventure del protagonista, il Paese e la sua varia fauna sociale. Le auto dicono molto di chi le possiede e Veronesi si sbizzarrisce in questo acuto esercizio di lettura di tracce umane, psicologiche e sociali, negli optional, nei gingilli perlopiù inutili di cui una macchina è corredata.

Una formidabile lettura, più su larga scala, dell’Italia di oggi, fra labbra rifatte e starlette border-escort, rumeni e procacciatori di fughe all’estero. L’Italia spaccata in due, un Paese visibile e tartassato e un Paese invisibile che non paga mai. I furbi e i fessi, diceva il grande Prezzolini.


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