Martedì 20 Dicembre 2011

Danni cartilaginei
Nuove cure

C'è anche Alberto Gobbi - presidente della O.A.S.I. (Orthopaedic Arthroscopic Surgery International) Bioresearch Foundation Gobbi Onlus, centro internazionale di studio delle cartilagini, dell'invecchiamento articolare e delle lesioni da sport con sede a Milano – tra il pool di esperti che hanno contribuito alla stesura di un numero speciale della prestigiosa rivista «Cartilage».

Lo speciale, interamente dedicato alle lesioni ai legamenti, menischi e alle cartilagini articolari nei calciatori, sarà pubblicato a gennaio ed è il frutto della collaborazione tra la FIFA e ICRS per dare a giocatori, allenatori, medici e ricercatori una panoramica delle più attuali conoscenze nel campo delle lesioni alla cartilagine articolare, tra le più diffuse e invalidanti patologie in uno sport praticato da oltre 300 milioni di persone nel mondo.

Si tratta di 11 articoli, già pubblicati online l'11 novembre 2011, sulla prevenzione e il trattamento dei danni cartilaginei, tra cui quello firmato da Alberto Gobbi, dedicato alle nuove tecniche per evitare danni alle superfici articolari e per ricrearle sfruttando il plasma ricco di piastrine, le cellule staminali mesenchimali e i campi elettromagnetici pulsati.

«I danni alla cartilagine nei calciatori sono stati a lungo considerati un problema di difficile soluzione. Negli ultimi 20 anni, grazie alle recenti scoperte scientifiche, stiamo iniziando ad offrire agli atleti soluzioni molto valide per limitare i danni e le disabilità connesse a queste patologie – ha commentato Alberto Gobbi -. Molti studi dimostrano che i trattamenti di prima e seconda generazione hanno il vantaggio di applicarsi sia nella prevenzione delle lesioni sia nel ripristino della normale e durevole funzionalità della cartilagine danneggiata, replicando le naturali caratteristiche biomeccaniche e biochimiche delle superfici articolari ed evitando così che la progressione della lesione cartilaginea porti all'artrite».

Tra le nuove tecniche studiate da Gobbi e dai suoi collaboratori, gioca un ruolo fondamentale il plasma ricco di piastrine (PRP), che, grazie ai fattori di crescita coinvolti nei processi di riparazione dei tessuti, sono in grado di stimolare la naturale guarigione e rigenerazione delle lesioni. A dimostrarlo è uno studio eseguito dalla Fondazione O.A.S.I. di Milano, che ha coinvolto 50 sportivi con lesioni croniche e degenerative del ginocchio. Tutti i pazienti sono stati trattati con 2 iniezioni intra-articolari di PRP, ottenendo una netta diminuzione del dolore e un drastico miglioramento della qualità di vita.

Sempre da Milano arrivano risultati incoraggianti anche sull'uso degli impulsi elettromagnetici, terapia non invasiva, ma capace di limitare l'infiammazione, ridurre i tempi di recupero e mantenere sana la cartilagine, senza effetti collaterali negativi.

Anche nel campo della chirurgia si sono raggiunti risultati importanti, grazie all'utilizzo di scaffolds di ultima generazione, fatti di materiali sia naturali che sintetici. Questi materiali hanno il vantaggio di essere biocompatibili e riassorbibili, tanto che col tempo riescono ad essere sostituiti dai tessuti sani che naturalmente tendono a ricrescere. Si tratta di tecniche per ora studiate solo in studi preclinici, che raramente sono stati utilizzati nell'uomo e comunque solo in combinazione con l'utilizzo delle cellule staminali derivate dal midollo osseo, che ad oggi sono tra le tecniche più promettenti in fase di sperimentazione.

Gobbi e i suoi collaboratori hanno utilizzato cellule staminali mesenchimali autologhe unite a fattori di crescita per la riparazione di lesione anche di 22 cm quadrati su estensione. In uno studio prospettico è stato seguito un gruppo di 15 atleti operati per lesioni cartilaginee di grado IV con una dimensione media di oltre 9 cm quadrati. Le lesioni sono state trattate con cellule staminali impiantate direttamente nella cartilagine, coperta poi con una membrana di collagene. Nel 95% dei pazienti si è riscontrato il ripristino dello strato di cartilagine, in continuità con la cartilagine sana circostante.

«Non è esagerato dire che fin dai tempi di Ippocrate il danno della cartilagine negli atleti è un problema annoso e di difficile risoluzione. La ricerca però sta facendo molto per migliorare l'efficacia delle prestazioni cliniche – conclude Gobbi -. Anche se molte tecniche sono ancora alle prime fasi di studio, dobbiamo guardare al futuro con ottimismo perchè ottenere risultati duraturi, in grado di migliorare drasticamente la qualità della vita di milioni di pazienti del mondo, è un obiettivo non così lontano da essere raggiunto».

a.ceresoli

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