«Malpractice» e rischi del medico

In dieci anni le denunce di errori medici sono aumentate del 184 per cento, passando da 3.150 nel ’94 a 7.800 nel 2002. Ogni medico in vent’anni di attività ha almeno l’80% di probabilità di ricevere un avviso di garanzia. Da una indagine realizzata nel 2004 dal Politecnico di Milano è emerso come in, ambito sanitario, ci siano 12000 cause pendenti, con richieste di risarcimento per 2 milioni e mezzo di euro.
Questa situazione presenta grosse ricadute di tipo economico nel momento in cui, attualmente, decine di milioni di euro vengono spesi in premi assicurativi per le polizze sanitarie stipulate da parte dei medici e delle strutture ospedaliere.
Ci sono poi ricadute altrettanto importanti sullo stato d’animo e sull’atteggiamento della classe medica nei rapporti con il paziente e i suoi parenti.
La paura dell’errore e del contenzioso si è rivelata una fonte di stress e di depressione per il medico, con riduzione della empatia nei confronti del paziente. Da questa condizione deriva poi un ulteriore costo economico, rappresentato dalla prescrizione, a volte eccessiva, di esami diagnostici, che passa sotto il nome di “Medicina difensiva”.
Purtroppo non appare così stretta la correlazione tra adeguata preparazione e prestazione professionale e riduzione dei contenziosi. 
Infatti non è sufficiente impegnarsi a curare i pazienti con coscienza per sfuggire ad una denuncia. Infatti soltanto in un quinto dei casi la protesta per un supposto errore riflette una reale responsabilità del medico.
In quattro denunce su cinque non viene ravveduta alcuna responsabilità da parte del medico coinvolto.  Diventa allora importante capire che cosa, in questi casi, ha erroneamente indotto il paziente e i suoi parenti a ritenere di aver subito un danno per l’imperizia di un medico.
E’ stato in realtà ampiamente documentato come la prima causa delle rivendicazioni sia rappresentata da una insoddisfazione sulla qualità e quantità del flusso di informazioni ricevute sul proprio stato di salute.
Dai dati del Tribunale dei Diritti del Malato, risulta che il denominatore comune dei casi di denuncie per malpractice, è la cattiva relazione medico paziente.
In un convegno organizzato dalla Fondazione Medtronic due anni fa, su “Responsabilità civile e penale nella professione medica”, erano stati presentati dei dati da parte della Procura di Udine, che avevano mostrato come oltre il 90% dei contenziosi tra pazienti e medici derivi dalla convinzione dei primi di non aver ricevuto adeguate informazioni e attenzione.
Queste osservazioni sono in contrasto stridente con la convinzione, ormai ampiamente consolidata nel corso degli ultimi anni, che il migliore approccio con il malato sia quello basato sull’approccio centrato sulla persona. E’ il concetto di partnership: nella relazione terapeutica l’utente è considerato partner. I suoi valori, sentimenti, processi cognitivi diventano delle variabili importanti per raggiungere l’obiettivo terapeutico.
Si evidenzia quindi come la costruzione di un adeguato livello relazionale medico paziente mostra ricadute positive su molteplici livelli. Non solo permette di migliorare i risultati terapeutici, ma appare un passaggio fondamentale per cercare di ridurre i contenziosi medico legali.
Eppure esiste ancora una notevole resistenza, da parte della classe medica, a comprendere la importanza di una relazione adeguata con il paziente e con i suoi parenti.
I medici hanno necessità di migliorare le loro capacità comunicative nei confronti del paziente e dei suoi parenti, ma la importanza di questo aspetto nella propria preparazione professionale non viene adeguatamente, almeno per ora, compreso e condiviso.
E’ evidentemente necessario un cammino di formazione, che purtroppo non viene usualmente proposto nell’ambito del curriculum universitario, che attraverso la valorizzazione di momenti quali il confronto, il reciproco riconoscimento, la capacità di ascolto, permetta al medico di ricostruire una proficua relazione con il proprio paziente.
Purtroppo la importanza di questi concetti non è ancora sufficientemente compresa. Ma è la loro applicazione a risultare il metodo verosimilmente più efficace per tornare a vivere un rapporto medico paziente sereno e proficuo. 

Flavio Doni
responsabile dell’Unità operativa di Cardiologia e Ucic del policlinico "San Pietro" di Ponte San Pietro

(15/12/2008)

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