Impazzisci per il pesce crudo?
Se non si resiste, ecco come regolarsi

Le modifiche delle abitudini alimentari che hanno caratterizzato la nostra società negli ultimi anni hanno orientato sempre più i consumi verso prodotti freschi e naturali. L’introduzione di specialità culinarie da altri Paesi ha portato anche ad un aumento del consumo di prodotti ittici e di pesce crudo.

Alle classiche acciughe marinate prevalentemente diffuse nelle aree costiere, si sono via via aggiunti carpacci di pesce crudo di specie diverse (pesce spada, salmone, tonno, ecc…) e piatti derivati da culture orientali quali sushi, involtini giapponesi di pesce crudo e riso, sempre più apprezzati dai consumatori. Per gustare appieno il piacere della tavola è però sempre opportuno conoscere alcune semplici indicazioni che consentono di evitare quei problemi che al cibo possono essere ricondotti.

A prescindere dal fatto che tutti i prodotti alimentari di origine animale non sottoposti a cottura devono essere trattati con attenzione, nel caso del pesce crudo è ormai nota la possibilità della presenza del parassita Anisakis in determinate specie ittiche, particolarmente soggette a tale infestazione (es. aringhe, sgombri, merluzzi, acciughe, pesci sciabola, sugarelli). Gli adulti di Anisakis si trovano nella cavità celomatica dei pesci. Il pericolo è costituito dalla possibilità che dopo la pesca, a causa di un’eviscerazione tardiva o di una infestazione massiva, i parassiti possano migrare nelle carni del pesce. Possono essere visti con un’osservazione accurata a occhio nudo, essendo lunghi a seconda delle specie da 1 a 2 cm, molto sottili, di colore bianco lattescente; fanno eccezione le larve di Pseudoterranova spp. che arrivano a 3 cm e hanno un colore rosato.

Sotto il profilo normativo, nel caso in cui i servizi veterinari riscontrino la presenza di larve di Anisakis, la partita di pesce dovrà essere esclusa dal consumo umano e sottoposta a successive valutazioni per l’invio alla distruzione o a eventuali trattamenti in grado di rendere sicuro il prodotto. Trattandosi di un controllo a campione ed essendo tale patologia diffusa in tutti gli oceani, non si può escludere il rinvenimento di parassiti in prodotti già in commercio. Premesso che la cottura (almeno 60°C per 5 minuti) è un trattamento che elimina efficacemente i parassiti, chi desidera consumare pesce crudo deve conoscere ed adottare alcune semplici precauzioni: eviscerare prontamente il pesce acquistato, nel caso di specie che per caratteristiche intrinseche vengono vendute ancora con il pacchetto intestinale (es. acciughe, triglie), lavarlo accuratamente e conservarlo in frigorifero per garantirne comunque una conservazione ottimale; controllare che non ci siano parassiti quando si pulisce il pesce: i parassiti sono più facilmente evidenziabili mantenendo il pesce per alcuni minuti a temperatura ambiente; nel caso in cui il consumatore decidesse di consumare crudo un prodotto acquistato in pescheria non ancora «bonificato» dovrà preventivamente congelarlo per almeno 96 ore a –18°C in congelatore domestico contrassegnato da 3 o più stelle. In caso di consumo in esercizi di ristorazione, i prodotti della pesca crudi o praticamente crudi dovranno essere stati obbligatoriamente trattati adeguatamente.

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