Giovedì 05 Giugno 2014

Un esercito di virus buoni

per superare gli antibiotici

Non antibiotici di nuova generazione che tardano ad essere sviluppati, ma una terapia del tutto innovativa potrebbe rappresentare il futuro contro le infezioni batteriche: la cosiddetta terapia dei fagi, basata sull’uso di cocktail di virus innocui per gli uomini ma killer di precisione per i batteri, i fagi appunto.

L’idea, raccontata sul sito di Nature, non è in realtà nuova ed anzi ha già dalla sua anni di esperienza dato che nell’ex Unione Sovietica, ai tempi della Guerra Fredda, gli antibiotici non arrivavano dall’Occidente e quindi ci si dovette inventare un altro modo di curare le infezioni batteriche, usando i fagi appunto.

La terapia dei fagi, adesso, comincia a riscuotere interesse anche tra i medici occidentali che non sanno più come far fronte alle resistenze farmacologiche sviluppate dai batteri. Infatti i farmaci oggi in uso, gli antibiotici, sono sempre meno efficaci e nuovi antibiotici tardano ad arrivare.

I fagi sono virus antichissimi, si trovano ovunque, anche nell’acqua dei fiumi e sono killer di precisione perché ognuno ha il suo batterio bersaglio. Tutt’altra storia rispetto agli antibiotici ad ampio spettro che invece uccidono senza mirare al solo colpevole, ma sparano a zero uccidendo anche i batteri buoni che albergano nell’organismo umano.

Non a caso è iniziato un mese fa il primo trial clinico multicentrico per testare la terapia dei fagi: chiamata «Phageburn», la sperimentazione testerà l’efficacia dei fagi contro le infezioni batteriche cutanee di pazienti reduci da ustioni.

Il trial clinico è stato presentato lo scorso mese in occasione meeting della American Society for Microbiology (ASM) a Boston da Grégory Resch dell’Università di Losanna: finanziato dalla Commissione Europea, si tratta del primo ampio trial multi-centrico per testare la terapia fagica. I pazienti saranno trattati con un cocktail di fagi per stroncare infezioni cutanee da Escherichia coli e Pseudomonas aeruginosa.

I fagi sembrano vantaggiosi da vari punti di vista, sono selettivi e poi sono tanti e tutti diversi e si possono miscelare in una miriade di cocktail terapeutici, aggirando così il problema delle resistenze farmacologiche. Il ’problemà dei fagi è che, essendo già noti da molti anni ed essendo agenti presenti in natura, sono poco attrattivi per le case farmaceutiche che temono di non ricavare i proventi dei brevetti se investono in questo tipo di ricerca. Ma potrebbe esservi anche a questo la soluzione: il fago in sé non è brevettabile ma il mix di fagi da usare sui pazienti, selezionato e testato dalla casa farmaceutica, potrebbe avere i requisiti per la brevettabilità.

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