Giovedì 05 Settembre 2013

Le suggestioni
di «d-kola»

Ci sono persone che guardi negli occhi e ti sanno raccontare i loro sogni. Dorina si siede, inizia ad accarezzare le stoffe, a mimare con le mani i suoi modelli, e la lasceresti raccontare per ore. Soprattutto quando ti dice una frase, una sola, che basta per tutto quanto: «Con i miei vestiti io riscopro il mio tempo». Ha solo 29 anni Dorina Kolaj, è albanese, e un giorno di fine estate del 2004 ha lasciato la sua città, Milot, ed è venuta a Bergamo. Da bambina lo diceva sempre che voleva fare la stilista, ma poi niente è mai come si vuole e la storia di un paese come il suo avvolge tutto, congela i sogni.

Dorina, i sogni, li ha ripresi in mano qui a Bergamo e proprio un anno fa ha creato d-kola, la sua etichetta, che racconta una donna che si guarda allo specchio, che ama la sua femminilità. Ma anche una donna che ragiona su se stessa, «pure un po' lunatica, proprio come me» aggiunge lei, con occhi chiari e intensi. Dorina lascia così nel 2004 il volontariato con la Caritas francese in Albania e arriva a Bergamo per frequentare Scienze dell'educazione: «Ma passavo le giornate a cucire, fare t-shirt, creare collane. Mi inventavo abiti con pezzi di stoffa recuperati nei mercati».

È così che Dorina finisce per tornare bambina: «Mi sono iscritta a un istituto di moda. Qui l'incontro che mi ha cambiato la vita». Marisa Cassera è stata la sua insegnante, la passione per il taglio e il cucito è la sua vita: «Ho imparato da lei cosa significa creare un modello, ho imparato da lei l'arte sartoriale. Marisa è la donna più bella del mondo». I suoi segreti, il suo amore per questo lavoro sono ossigeno per Dorina, da sola a Bergamo in anni di formazione: «In quegli anni conosco Paolo Pecora: i miei lavori gli piacciono e inizio a lavorare con sua figlia sulla linea donna». Due collezioni importanti e ricche di stimolo, ma Dorina torna sempre allo stesso pensiero: «Riprendermi il tempo, non assecondare la filiera commerciale e provare a trovare la mia strada: avevo bisogno di completare la mia passione, scoprirla fino in fondo. Tagliando e cucendo ciò che volevo». Ciò che desidera, che la suggestiona, che le racconta e trasmette qualcosa. Questa è d-kola: «È alzarsi una mattina, dimenticare tutto e tutti e creare un abito per la donna che ho in testa, che ho sognato, che ho osservato - sorride -. Perchè io le donne le guardo, le studio. Mi piace pensare a delle storie, che indossano i miei abiti».

In via Bono 43, a Bergamo, Dorina si racconta, in uno spazio di co-working dove convivono molti giovani, molti progetti. È qui che c'è il suo atelier mentre i suoi abiti sono anche in cinque negozi della città: «Taglio, cucio, disfo e ricucio. Parto dalle stoffe, il mio grande amore: ne scelgo di bellissime in Albania, con il mercato arabo e turco che è di casa. E poi stoffe russe, spesso piccoli pezzi, da cui escono edizioni limitate che camminano in parallelo con una collezione più in serie». Maglieria coloratissima, abiti in felpa, tanto panno infeltrito per capispalla minimali, senza cuciture, architettonici. E ancora: «Grigio, nero, righe. L'ispirazione arriva dagli sguardi dentro i quali mi faccio travolgere». Scoprendo se stessa: «Sono tante cose, sono una che va a mille: romantica e aggressiva, impulsiva e sognatrice». Un'artista un po' ribelle e un po' matta che intanto gira l'Europa: «Ho un colloquio a Parigi per un posto in una maison internazionale. D-kola però non si molla, e tante volte penso anche che un altro anno così, a Bergamo a raccontarmi, mi potrebbe fare molto bene». Perché a lei basta questo: «Mi hanno fatto notare come i miei abiti siano sempre ricamati, tra tratteggi e impunture, decorati come fossero quadri». Tratteggi di vita su una gonna, una spalla, su un maxi abito, giocando con un filo di lana che costruisce scheletri di colori. E il tempo prende forma.

Fabiana Tinaglia

fa.tinaglia

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