Al via Pitti Uomo, i bergamaschi in fiera C’è anche Cividini, sempre più sostenibile

Al via Pitti Uomo, i bergamaschi in fiera
C’è anche Cividini, sempre più sostenibile

Dall’8 e fino all’11 gennaio, nutrita la pattuglia bergamasca con una ventina di brand, compresa una new entry.

Per le camicie c’è la storica Camiceria Maffeis, quindi il Maglificio Scaglione di Bergamo e i guanti di lusso di Mazzoleni Gloves di Mozzo. Poi Bagutta e Fase, marchio de La Rocca di Martinengo, e Yes Zee, brand di Essenza, azienda di Cerete. Non mancano all’appello anche Sonrisa, brand di camiceria della V&V di Alzano Lombardo; il Calzificio Bresciani di Spirano e Minoronzoni 1953 di Ponte San Pietro. E poi: MC2 Saint Barth, la collezione di Traiano, brand del bergamasco Filippo Colnaghi e Capobianco. Inoltre in Fortezza da Basso tradizionale è anche la presenza di Hosio e Obvious Basic, etichette della Emmegierre Fashion di Osio Sopra, con anche L4K3, marchio confinante tra Brescia e Bergamo e Eevye, da Gorle. New entry per questa edizione la Svalbard Islands, il brand di abbigliamento casual e sportivo maschile prodotto dalla Daritex di Rogno.

Non manca mai Cividini, maison nota anche per essere protagonista delle sfilate milanesi, in Fortezza da Basso con la nuova collezione uomo che parla sempre di più di «sostenibilità». «Del resto è nel nostro dna - spiega Piero Cividini, a capo dell’azienda con la moglie Miriam -. Al Pitti vogliamo però sottolineare un concetto che racconti la nostra casa di moda: un futuro può essere sostenibile se riparte dalla tradizione».

Un vero e proprio manifesto di valorizzazione del passato volto a salvaguardare il futuro, attraverso due principali interventi: «A Firenze portiamo una collezione uomo e donna che si chiama “Fatto a Mano”, che ha due caratteristiche imprescindibili: l’utilizzo di materie prime naturali e anche l’adozione di maestranze artigiane che lavorano individualmente o all’interno di strutture molto piccole, dove la diffusione e la trasmissione delle competenze, di generazione in generazione, risponde alla volontà di portare nel domani il valore del savoir fair antico». Tutti i filati sono realizzati con fibre naturali che rispettano le prescrizioni della direttiva 2002/61/CE per i coloranti non azoici; i lavaggi dei capi sono realizzati presso i laboratori dove lo smaltimento delle acque risponde in modo rigoroso alle vigenti leggi in materia e le pitture artigianali «sono eseguite a mano da artigiani-artisti che lavorano all’interno di botteghe storiche e dove si apprende ad operare nel rispetto delle regole dell’arte e delle regole tintoriali che impongono, tra l’altro, l’utilizzo di coloranti non azoici» spiega l’azienda.


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