Dal Pitti Bimbo fino a New York Quando un’idea artigianale può crescere
Giorgia Totaro

Dal Pitti Bimbo fino a New York
Quando un’idea artigianale può crescere

Non ha mai abbandonato le forme morbide, quel vestire giocoso e sbarazzino che è anche comodo e dinamico. Nel 2013 Pitti Bimbo aveva premiato La Bottega di Giorgia e chi era nella giuria ci aveva visto lungo: Giorgia Totaro ha dimostrato che ce la si può fare.

A partire da un piccolo brand per bambini, da un’idea in cui credere, da un gusto artigianale che bisogna poi saper sviluppare, fa crescere, industrializzare. Bergamasca di 36 anni, già nel 2000 sono arrivati i primi abiti. «Da donna, perchè io in fondo sono partita vestendo le ragazze, perchè gli abiti li facevo per me» sorride. Minuta, non sta mai ferma, un sorriso grande che parte dagli occhi e quello chignon scompigliato che fa pensare alle sue bambine, le ragazzine colorate che veste con una moda che lascia agio al gioco e ai pensieri.

Al Pitti Bimbo, dopo il premio di 6 anni fa, è tornata. ed è andata anche al Playtime parigino e pure a Tokyo. «Fiere per capire il mercato, per crescere» dice. Ma con una certezza: «Il progetto è artigianale, l’impronta resta tale - ribadisce -. Realizziamo internamente i cartamodelli, il taglio è manuale». Poi l’assemblaggio in un laboratorio bergamasco: «Certo, cambiano i numeri perchè sono cresciuti i negozi - spiega -: una ventina in Italia, una decina all’estero, tra Francia, Usa, Canada e Arabia Saudita». Il tutto con, borsa in spalle, in giro a bussare alle porte e mostrare la sua idea: «Ad un certo punto i dubbi si mettono da parte e bisogna tentare con tenacia. Prendere coscienza della propria storia e porsi obiettivi che man mano devono crescere».

Giorgia Totaro a Firenze nello stand di Pitti Bimbo

Giorgia Totaro a Firenze nello stand di Pitti Bimbo

Niente show-room né rappresentanti: «Sono io che racconto me stessa, del resto “La Bottega di Giorgia” sono io. Con me ci sono due persone che mi supportano nella produzione». Concreta: «La ricetta? Fare ricerca, continuare a lavorare senza perdere di vista la proprio filosofia. E poi grande tenacia». Così il prodotto si racconta, ed è credibile.«E la collezione diventa sempre più forte» spiega. Tanto che ora sbarca a New York, dal 10 febbraio a Playtime: «Mi metto in gioco negli Stati Uniti dove da alcuni anni sono già in un piccolo show-room: voglio affrontare sfide nuove».

Determinata, ma sempre con la testa sulle spalle. «Un passo alla volta» dice. E ben si sa conoscendo il suo percorso: ha iniziato con qualche capo donna da Flamingo a Bergamo (la titolare Daniela Chignoli è un’amica da sempre, ndr), ha lavorato come commessa in una boutique di lusso in centro, poi ha lasciato e ha fatto il salto: «Mettersi dall’altra parte». Con un ringraziamento a chi le ha dato fiducia subito: «Il negozio che ha preso i capi da bambino, a Rovato, “I cavoli a merenda”. Poi sono arrivati gli altri, le fiere e gli ordini».

E da alcuni anni è tornata al vecchio amore: la donna. «Da due stagioni in catalogo, ora non la mollo più» sorride. Ed è da abbracciare questa nuova collezione che ha il sapore del prossimo autunno: «Con colori che prima d’ora non avevano mai trovato posto nell’armadio de “La Bottega”: oggi sono i protagonisti tra il bordeaux, il senape e il cipria. Colori di un autunno un po’ romantico», mentre il bambini e la donna si prendono per mano, nella loro morbidezza: «Uno è il filo conduttore dell’altro».

E lo stile è un bambino modello: «Mai prendersi sul serio, vivere comodi» ripete. Una filosofia che ripaga: in cinque anni la crescita del brand è stata del 15% l’anno. Ora aspetta New York, e poi un sassolino nella scarpa che prima o poi dovrà toglierselo: «Il Giappone, un mercato in cui credo molto». Ma sempre un passo alla volta.


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