Sabato 28 Dicembre 2013

«La mia Aurelia? veste Benetton»

Valentina Soster tra moda e favole

Aurelia, personaggio creato da Valentina Soster

Saranno gli occhi luminosi, i capelli lunghi e lisci: Valentina e la sua Aurelia sono gocce d’acqua. E non solo fisicamente, ma anche in quel modo di raccontare con entusiasmo la vita e i suoi mille progetti. Valentina Soster il suo sogno lo ha inseguito e un giorno, davanti a un bivio, ha preso la strada più difficile: «Me lo ha detto il mio cuore, e la mia pancia. Rifarei quella scelta ancora mille volte». Da 28 anni lavora con la famiglia Benetton, partendo da Sisley, approdando a United Colors of Benetton e ai suoi bambini dai colori vivaci e dal look scanzonato, fino ad essere, dallo scorso aprile, direttore stile e prodotto di tutto il brand, quando cioè si è conclusa l’avventura del creativo vietnamita You Nguyen. «Un impegno importante, una grande responsabilità - spiega Valentina, 52 anni, nata e cresciuta a Treviso -, soprattutto in questa fase economica dove il nostro marchio sta cercando una nuova strada, ricca di stimoli, di nuove idee e con l’apporto di molti giovani che collaborano con me». Ma Valentina Soster non è solo una stilista e da alcuni anni è la «mamma» di Aurelia, la sua «figlia» di penna: la creativa da tre anni ha creato un personaggio, una bambina di 12 anni molto fantasiosa che, attraverso i disegni di Pierre Bourrigault, prende vita tra storie di moda e sogni.

E proprio la storia di Valentina, il suo percorso professionale e di vita, spiegano perfettamente la nascita di un tipetto come Aurelia: «Da ragazza volevo frequentare il liceo artistico ma la mia famiglia desiderava vedermi “sistemata”, con “quel pezzo di carta” che mette tranquillità: da qui il diploma magistrale e le prime supplenze con la testa sempre tra le nuvole e il sogno di lavorare nella moda». Poi la strada si biforca: «Il giorno che vengo a sapere di aver superato il concorso per l’abilitazione a insegnante, faccio anche un colloquio da Benetton - sorride -. Da una parte il lavoro fisso e lo stipendio certo, dall’altra la casa di moda che mi offre un posto come assistente dello stilista di Sisley, senza sicurezza del tempo indeterminato». E Valentina questa volta non ci pensa due volte, approda nel quartier generale di uno dei marchi più storici d’Italia. Per non andarsene più: «Da assistente a stilista per Sisley, nel 1993 torno dalla maternità ed entro nel magico mondo di United Colors of Benetton. Dallo scorso aprile mi occupo anche della prima linea Benetton».

Aurelia arriva di conseguenza, in questo vortice di trame e orditi: «Circa tre anni fa - ricorda -: mia figlia si stava preparando per la Maturità e la domenica era impegnata a studiare. Ho iniziato a mettermi vicino a lei, abbozzando un personaggio e raccontando storie». Edito da Biancopanna, case editrice della stessa Soster, il primo volume è «Mille stelle per Aurelia», con questa bambina che ama le favole a lieto fine e i colori vivaci, presentandosi alle sue lettrici con tanta stravaganza.

Ma Aurelia cresce e si appassiona di moda, e arriva così il primo Fashion Book, «London Mood», dove la ragazzina è alla scuola di Fashion Design di Londra alle prese tra progettazioni e trasformazioni, in mezzo a fettucce e filati, tessuti e bottoni colorati. «Aurelia è una ragazzina diversa dalle altre, proprio come ero io alla sua età: bizzarra, molto sognatrice e romantica, con tanta voglia di fare». Nasce così un personaggio, ma anche un armonioso laboratorio di stile, perché il libro della Soster è anche un prodotto moda: fogli di carta scritti e colorati, custoditi in un sacchetto di stoffa con pezzi di tessuto con cui creare il proprio moodboard. Non mancano piccoli cartamodelli e ornamenti: «Le stiliste in erba devono cimentarsi con la materia, toccando i tessuti, capendone le origini. Il libro di Aurelia è un vero e proprio testo che racconta il lavoro di una creativa». E lo fa seriamente, con informazioni storiche, specifiche sui tessuti e indicazioni su modellature, outfit, schede tecniche e lezioni di cucito. «Lo stilista è un mestiere che richiede passione e impegno, leggerezza e rigore, fantasia e razionalità: se fatto conoscere in tutti i suoi aspetti, ma sempre in maniera creativa e ludica, può trasformarsi da sogno a professione». Ma non solo: «Scrivere, creare di moda, disegnare fantasie – racconta la stilista di Benetton – in fondo è la stessa cosa. Le dinamiche sono le stesse, partendo da un principio: liberarsi dai vincoli, lasciar correre i sogni». E credere nei propri valori: «Nella moda e nella letteratura per bambini. Aurelia crede nei principi dell’amicizia e dell’uguaglianza, non è una fashion victim, non è una costruita: è una che ama inventarsi, con semplicità».

Una tipetta tutto pepe, proprio come la sua ideatrice, poliedrica, piena di verve, con la voglia di fare, «ancora come il primo giorno dentro i grandi uffici di Benetton». Rimanendo un po’ bambini, che non guasta mai: «Aurelia è proprio così, la bambina che mi è rimasta in testa, quella che guardava i disegni dei cartamodelli e studiava forme e colori. Con originalità, senza cercare il compiacimento altrui». Che è un po’ quello che Valentina Soster racconta al suo staff: «Liberare la fantasia, continuare a sognare, sempre, togliendo i confini ai progetti e ai sogni – spiega -. Giuliana e Luciano Benetton me lo hanno insegnato quando trent’anni fa ho varcato la loro soglia. Io sogno ancora e vorrei che la moda continuasse sempre a farlo». Uno spirito raro, secondo la Soster: «Lo vedi dagli occhi delle persone, dalle loro ambizioni e passioni. Io ho avuto dei grandi maestri, Aurelia nel suo piccolo racconta queste sensazioni, con la magia dei colori che mi contraddistingue da sempre». E contraddistingue da sempre Benetton: «Con fantasia, mettendosi in gioco. Come se ogni giorno ci dovessimo chiedere: ma io, cosa farò da grande?». Aurelia e Valentina, una l’alter-ego dell’altra: «Bisogna vivere la vita senza prendersi troppo sul serio. Lo pensa anche Aurelia che ora, dopo Londra, la ritroveremo a Parigi e a New York». Con un motto, che ci porta da Chanel fino a Benetton: «Less is more».

Fabiana Tinaglia

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