Save My Bag anche a Beirut Dalle scarpe fino ai bikini
Stefano Agazzi, ideatore di Save My Bag

Save My Bag anche a Beirut
Dalle scarpe fino ai bikini

Non solo borse, e non solo in lycra: per l’estate l’uso del pvc. Cresce l’azienda di Comun Nuovo ed estende i suoi prodotti moda.

Prima Dubai, poi Beirut. Save My Bag continua a crescere e non lo fa solo con le aperture - in Italia e in giro per il mondo -, ma anche con la collezione moda. Oltre alle borse, «primo amore» del brand, negli ultimi mesi l’azienda di Comun Nuovo ha lanciato una linea di sneakers (ora anche di sandali), e poi di costumi, per estendere la proposta donna e lanciarsi sul mercato in maniera più globale. Una crescita che, sei anni dalla prima borsa, sembra non volersi fermare: «Abbiamo iniziato nel 2013 e ora Save My Bag è in tutto il mondo, con una produzione di 1.500 pezzi al giorno, distribuiti dagli Stati Uniti all’Asia» spiega Stefano Agazzi, a capo del marchio insieme alla moglie Valentina Azzia.

«Le strategie sono due: oltre ad estendere i mercati distributivi, anche ampliare l’offerta - continua Agazzi -: il brand è solido e questo mi ha permesso di avviare la linea calzature, ma anche la collezione beachwear, un progetto che avevo da tempo». Prima ci sono state però le scarpe: «Sneaker leggere e sempre realizzate in lycra: un modello sportivo con logo stampato sulla parte posteriore,punta smussata, plateau e suola in gomma antiscivolo». Previsto anche un modello estivo: «Sandali in cuoio, dalla linea molto pulita, rifiniti con un nastro in lycra in tinta unita o pattern stampati». Con una personalizzazione ogni volta diversa: «I nastri sono intercambiabili e danno la possibilità di creare ogni giorno un look diverso, grazie alle diverse opzioni di allacciatura». Stefano Agazzi spiega: «Con questa novità siamo tornati alle origini: un prodotto semplice all’insegna del colore e della leggerezza, i nostri due punti cardine».

Tutto all’insegna del Made in Italy, e con un materiale non in pelle che promuove e incoraggia la sostenibilità e i movimenti eco-friendly. «Come le borse che sono realizzate in poly-fabric con lycra: leggero, resistente e cruelty-free». Al modello noto, è arrivata anche la nuova Tropezienne in Pcv: «È il mood dell’estate e abbiamo anche realizzato un nuovo modello con un materiale effetto lamè: un modo per diversificare l’offerta, con ormai più di una decina di modelli di borse, da donna ma anche da uomo».

E non si tratta solo di made in Italy, ma anche di made in Bergamo: «Acquistiamo la lycra a Carvico, la accoppiamo realizzando cosi un tessuto chiamato polylycra in un laboratorio della Bergamasca e poi la lavoriamo nella nostra azienda a Comun Nuovo: dal taglio del tessuto sino al prodotto finito pronto per essere inviato alla distribuzione è tutto fatto internamente» continua Agazzi.

Ora borse e scarpe sono in giro per tutto il mondo: «Dopo le ultime aperture in Thailandia, Cina, Taipei e Corea, ora abbiamo compiuto un ulteriore passo in avanti con l’inaugurazione del nuovo store a Dubai e in Libano, a Beirut, rafforzando la nostra presenza in Medio Oriente». Con un ulteriore passo avanti stilistico: «Una linea di costumi, sia interi che bikini: un prodotto di alta qualità e ovviamente usando sempre la lycra più bella, resistente - spiega -. Quella del beachwear era un’idea moda che volevo realizzare da tempo: ora che i canali distributivi sono ben avviati e ramificati ci siamo lanciati». Con un valore aggiunto: «Il packaging: il costume è in una pochette impermeabile, in materiale spugnato. Si può mettere in borsa e il costume bagnato non rovina la borsa dove verrà riposto». Del resto il pakaging è il «pane» di Agazzi, nato con To Be Packing, l’altra società di proprietà che si occupa di packaging, con in tutto 110 dipendenti che lavorano sulle due aziende. «Dal pakaging è proprio partito il progetto delle borse di lycra: un materiale che non abbandoneremo e che ci permetterà ancora nuove produzioni».


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