Mercoledì 03 Giugno 2009

Sulla strada europea del tartufo
L'Italia remota dell'Appennino centrale

Sensazioni di un viaggio a ritroso nel tempo con la “Strada del Tartufo d’ Italia e d’Europa”, disegnata dal Patto Territoriale dell’Appennino Centrale, associazione a cavallo di quattro regioni (Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria), undici Comunità montane dell’Appennino Centrale suddivise in quattro province (Forlì Cesena, Arezzo, Perugia e Pesaro Urbino). Oltre a guidare il visitatore alla conoscenza del pregiato tubero, generosamente reperibile in questi boschi, vuole essere un importante veicolo di promozione turistica per i centri a cavallo dell’Appennino Centrale, un’Italia minore, che poi minore non è.

“Una nuova idea di sviluppo – dice Roberto Rossi, presidente del Patto Territoriale dell’Appennino Centrale - un progetto con l’obiettivo di vivere e far conoscere i territori del Patto in un’ottica di sistema di eccellenze: il tartufo e i prodotti tipici del comprensorio, la natura tranquilla e suggestiva, le città e i borghi con i loro tesori d’arte nascosti, l'artigianato di qualità, le tradizioni, il folclore e la cucina”. Un viaggio alla scoperta di una parte dell’Appennino Centrale, cominciando dalle prelibatezze gastronomiche. In passerella, nella suggestiva cornice della sala degli affreschi dell’hotel Al Piano di Sarsina, Pierluigi Manfroni, chef patron de “Il Bersaglio” di Città di Castello (Pg) che ha deliziato i palati con la rivisitazione di una deliziosa pappa al pomodoro, Riccardo Agostini del ristorante “Il Piastrino” di Pennabilli (Pu), che ha elaborato squisiti cappelletti di ricotta in brodo di sambuco, lamelle di prugnolo e germogli, Claudio Averardi e Gabriele Russo del ristorante “Al Piano” con un indimenticabile agnello stufato con lischi e polenta brasata. Rossanina Del Santo, a nome del discepolo di Escoffier Roberto Lodovichi di Arezzo, ha presentato l’innovativo tortino di cioccolato con tartufo, mentre Giuliana Saragoni, nella sua accogliente “Locanda del Gambero Rosso” di San Piero in Bagno (Fc) ha proposto: carpaccio di carne bovina romagnola con tartufo, zuppa di erbe, tortello di patate con formaggio di fossa, basotti, agnello con lischi e i dolci del parco delle foreste casentinesi.

Tra tante delizie anche un invitante menu di gala elaborato dagli chef del ristorante “Al Piano” di Sarsina: sformatino di porcini su crema di lischi, tagliatelle con pesto di strigoli e salsiccia matta, ravioloni con ripieno di raveggiolo si funghi prugnoli, filetto in crosta di castagne e tartufo nero, cantucci e lattaiolo, il tutto accompagnato dai vini della cantina Casali di Mercato Saraceno (Fc). Dopo questa scorpacciata di piatti tipici, eccoci pronti alla riscoperta del territorio, in particolare sul versante romagnolo. A Sarsina, prima di tutto, dove molti turisti, sbagliando, passano veloci sulla superstrada senza fermarsi. Non sanno che Sarsina è città romana di grande interesse, con uno dei musei archeologici più importanti d’Italia. La visita è d’obbligo per chi ama la storia antica. Monumenti funebri anche grandiosi, mosaici raffinatissimi, statue, tutto riporta ai primi secoli dopo Cristo, periodo di fulgore per questo centro, patria del commediografo Tito Maccio Plauto. Per chi ama il bello, anche il museo d’arte sacra, nell’ex residenza dei vescovi di Sarsina, è interessante raccolta di oggetti sacri e dipinti.

La basilica cattedrale ha celebrato nel 2008-2009 i mille anni dalla sua costruzione ed è stata al centro di numerose iniziative. L’imponente edificio romanico è meta di pellegrini dall’Italia e dall’estero, che qui giungono per ricevere la benedizione con la “catena di San Vicinio”, un collare metallico che la tradizione fa risalire al santo vescovo vissuto tra il III e IV secolo. Una sosta gastronomica consigliata è al Panificio Rossi Raffaello (www.lacortediraffaello.com) dove si possono gustare creativa pasticceria e dolci tradizionali, mentre formaggi di pecora e capra sono prodotti dall’azienda Tranripa, nella omonima frazione. Un laboratorio tutto particolare è quello di Viletta Righi, che esprime il suo estro artistico nella creazione di cravatte di alta qualità (info@regalcravatta.it) Altra tappa significativa va fatta a Bagno di Romagna, celebre per le sue terme che risalgono ai tempi dei Romani. Acque benefiche (bicarbonato alcaline e sulfuree) ma non solo quelle fanno bene, qui a Bagno di Romagna.

C’è la pace dei boschi infiniti, con infiniti sentieri segnalati, con percorsi alla ricerca di alberi monumentali, paesini da scoprire nei dintorni , dove la vita scorre lenta e dove è facile fare amicizia e buon sangue. Anche l’arte e la gastronomia (tra specialità romagnole e toscane) non lasciano delusi gli appassionati. Alcuni ristoranti sono molto rinomati, come “Paolo Teverini” e “Gambero Rosso”, ma in ogni trattoria la cucina è molto curata e tipica del territorio. Tutte le informazioni su www.bagnodiromagnaturismo.it. Infine una nota per gli appassionati di vino. Una cantina certamente da visitare è quella di Valerio e Paolo Casali, a Mercato Saraceno (www.tenutacasali.it), 18 ettari vitati su dolci declivi, dove il Sangiovese dà ottimi risultati. Una chicca il “Terre di San Vicinio Passito”, un Terrano in purezza da vendemmia tardiva.

Roberto Vitali

e.roncalli

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