Mercoledì 24 Agosto 2011

Tanti auguri «Domingo»
I 70 anni dell'ala nazionale

Angelo Domenghini giovedì 25 agosto compie 70 anni. Domingo - come lo chiamavano - stile sgraziato e spirito indomito si era inventato un ruolo di ala a tutto campo prima degli olandesi, capace di macinare chilometri, a supporto del gruppo e decidere le partite con fiondate micidiali da 40 metri.

Valcareggi, Herrera, Scopigno sono stati i suoi allenatori. I bergamaschi lo ricordano per la tripletta nella finale di Coppa Italia dominata dall'Atalanta, trampolino di lancio di una carriera a cinque stelle che l'ha portato all'Inter euro-mondiale di Herrera, vicino a Picchi e Suarez.

A 25 anni Domenghini si è ritrovato quindi nella storia del calcio in un periodo in cui le squadre italiane vincevano poco e i freschi riferimenti erano il Real di Di Stefano e Puskas e il Benfica di Eusebio che aveva ceduto lo scettro continentale ai nerazzurri.

Da Milano Domenghini si ritrovò poi a Cagliari in un cambio che aveva portato a San Siro Boninsegna. Con Scopigno e i compagni Cera, Niccolai, Albertosi, Greatti e Nenè a centrocampo e soprattutto Riva vinse clamorosamente lo scudetto

Valcareggi l'aveva conosciuto all'Atalanta e nella ricostruzione dopo il disastro coreano è diventato una pedina fondamentale azzurra: una fetta non marginale del successo negli Europei 1968 si deve a quel suo gol della disperazione su punizione allo scadere della prima finale che la Jugoslavia stava vincendo, poi nella finale bis all'Olimpico è toccato ad Anastasi e Riva confezionare il trionfo.

Due anni dopo è stato protagonista anche dell'epopea messicana: la famosa ciabattata che ha messo ko la Svezia ha spalancato la qualificazione che ha portato poi a Italia-Germania 4-3 e alla finale persa col Brasile dopo che sull'1-1 una sua conclusione aveva sfiorato il palo.

«A lui sono grato - è il biglietto d'auguri di Gigi Riva - perchè senza quel suo gol in rimonta alla Jugoslavia non avrei mai vinto il titolo europeo. In campo si dannava l'animo dall'inizio alla fine faticando per sè e per gli altri e non gli ho mai visto sbagliare una partita. Al Cagliari arrivò borbottando ma poi si prese una clamorosa rivincita. E nell'anno dopo lo scudetto se non mi rompevo la gamba in azzurro avremmo certamente rifatto il bis. L'ho riabbracciato proprio nel quarantennale del tricolore. Scorbutico? Con noi ride e scherza come sempre. Nel calcio italiano la sua impronta è profonda, Auguri Domingo».

e.roncalli

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