Domenica 29 Luglio 2012

Olimpiadi, il diario di Pinotti:
«Corsa aperta e imprevedibile»

Di Marco Pinotti
L'altra sera, durante i fuochi d'artificio della cerimonia di apertura, che ascoltavo dalla mia camera al terzo piano della palazzina al Villaggio Olimpico, ho fatto fatica a prendere sonno. Mi sono addormentato con il pensiero che quella del giorno seguente sarebbe stata una gara simile alle altre. In fondo, gli avversari erano gli stessi con i quali ho sempre corso in questi anni.

Non avevo la minima idea della quantità di persone che sarebbero state presenti sul percorso. Il presidente McQuaid è passato a salutare nel box Italia prima della partenza e mi aveva detto che erano presenti “milioni di persone” sul percorso. Ho pensato che stesse esagerando. Ora non so come si possa stimare il numero, ma lungo ogni metro del percorso di ieri c'era la folla che ho visto solo all'Alpe d'Huez al Tour de France. E tutti urlavano talmente forte che anche se avessimo corso con le radio, sarebbe stato difficile ascoltare le comunicazioni.

Sembrava che un'intera nazione si fosse riversata per le strade a sostenere la squadra inglese, che, ci tengo a sottolinearlo, ha corso dando l'anima. Essere presente nella fuga che ha guidato la corsa nei primi duecento chilometri mi ha concesso il lusso di godermi ancora di più lo spettacolo di folla. Ci ho messo due giri del circuito a capire dove fosse posizionata la lavagna dell'Italia (con informazioni sui distacchi) tanto era densa la marea di persone. Era nel piano dell'Italia quello di rendere la corsa difficile da controllare ed il mio compito era quello di creare un'azione di un buon numero di corridori per costringere gli inglesi e chi sperava in un arrivo in gruppo, a sfiancarsi. Per questo sono stato tra i più attivi della dozzina di atleti che ha caratterizzato la fuga dei primi duecento chilometri, fino a quando non ho più avuto energie. Alla fine le Olimpiadi si sono confermate una delle corse più aperte ed imprevedibili.

fa.tinaglia

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