Perico-Atalanta, storia finita:
l'avevo capito, niente polemiche

Dopo 38 anni di Atalanta - 13 da giocatore (6 in prima squadra) e 25 da allenatore del vivaio - il rapporto si è interrotto con una comunicazione verbale non ancora ufficializzata con un testo scritto. Eppure Eugenio Perico non è polemico.

Dopo 38 anni di Atalanta - 13 da giocatore (6 in prima squadra) e 25 da allenatore del vivaio - il rapporto si è interrotto con una comunicazione verbale non ancora ufficializzata con un testo scritto. Eppure Eugenio Perico - con 4 scudetti il tecnico atalantino più titolato di sempre - sta vivendo all'estremo opposto dalla polemica.

Dopo l'annuncio fatto da Luca Percassi («Con Perico il rapporto si era esaurito. Tutto qui», ci ha detto nell'intervista di ieri), Perico nel giorno del suo 61° compleanno (proprio ieri) ha accettato di esporre il suo punto di vista, ma solo dopo aver ripetuto mille volte la stessa premessa: per favore nessuna polemica.

«All'Atalanta devo tutto, e per tre volte: a me ha regalato i due lavori che sognavo di fare, prima il calciatore e poi l'allenatore. E mio figlio (Gabriele, classe 1984, da tre stagioni al Cagliari in A, ndr) è arrivato a Zingonia a 9 anni e l'ha lasciata a 18 quando è diventato professionista. Quindi solo grande riconoscenza, sia chiaro».

Ma ci spiega cos'è successo?
«Già nell'ultima stagione lavoravo per il settore giovanile senza allenare. Considero i procuratori il problema più grave dei vivai e la loro presenza, sempre più invasiva, da tempo mi tormentava. Con Favini avevamo trovato la soluzione: io mi fermavo ai Giovanissimi, perché fino a qualche anno fa lì i procuratori non arrivavano».

Chiaro che lei non può andare d'accordo con i procuratori.
«Appunto. A questo aggiunga che gli anni passano e le ginocchia scricchiolavano sempre più, cosa che mi limitava nel mostrare sul campo quel che chiedevo ai miei giocatori. Per tutto questo quando un anno fa in organico è entrato Beppe Bergomi, persona splendida e allenatore preparatissimo, ho proposto a Favini di assegnargli il mio posto. E mi sono messo a lavorare in sede…».

E poi?
«A maggio ci eravamo accordati per questa stagione: avrei continuato nel lavoro in sede e avrei collaborato con Stefano Lorenzi, nuovo tecnico del vivaio. A luglio sono andato al mare, a inizio agosto mi sono ripresentato a Zingonia, Favini mi ha comunicato che prima di continuare i Percassi volevano parlare con me. Ho capito, non ho fatto polemica e non ne farò mai».

E con Percassi ha poi parlato?
«No, Favini mi ha detto quel che Luca Percassi poi ha detto a voi, cioè che il rapporto si era esaurito. Sono le cose del calcio, vanno così anche se non dovrebbero. Ma non bisogna considerarle troppo importanti».

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