Atalanta, Livaja ancora in castigo
Nonostante Denis sia un po’ in calo

Chiedersi se Livaja farebbe comodo, nella trasferta romana, contro la Lazio, è sacrosanto. Anche perché si avrebbe l’opportunità di concedere una temporanea e strameritata pausa a Denis, sembrato da due-tre turni fisiologicamente un po’ affaticato.

Chiedersi se Livaja farebbe comodo, nella trasferta romana, contro la Lazio, è sacrosanto. Anche perché si avrebbe l’opportunità di concedere una temporanea e strameritata pausa a Denis, sembrato da due-tre turni fisiologicamente un po’ affaticato.

D’altro canto di sostituti naturali del bomber argentino, in organico, c’è solo la ventenne punta croata. O meglio, ricordiamoci di Bentacourt ma anche a detta di mister Stefano Colantuono, per il sosia di Cavani, è ancora presto per un debutto nel campionato italiano.

Ma il reintegro di Livaja, dopo l’ultima sanzione disciplinare, tarda ad arrivare. Si pensava che fosse sufficiente una settimana da giocatore fuori rosa. Invece non è così. E non è escluso che il castigo raggiunga le tre settimane. Magari il prosieguo della sua esclusione dal gruppo è coniugabile con la tranquillità della squadra in classifica.

La vittoria sul Chievo di domenica scorsa con l’automatica quota trentuno in graduatoria, infatti, ha ormai sancito il conseguimento dell’ anticipato obiettivo-salvezza. Ma questo è tutto un altro discorso. Tornando a Livaja, più ci si avvicina al termine del campionato (mancano dodici gare) e più per lui verranno meno le occasioni per esprimere le proprie qualità.

Certo, se su Livaja si fosse deciso di metterci, come si suol dire, una croce sopra allora il problema cesserebbe sul nascere. In tal caso, Atalanta e Inter, comproprietarie alla pari del cartellino, sedute a un tavolo a fine campionato si guarderebbero, molto probabilmente, attorno nell’intento di piazzarlo altrove. Diverso se si crede ancora sul suo talento calcistico (e gli estimatori è bene sottolinearlo non difettano) e contemporaneamente non si tralascia l’aspetto economico. Insomma, una decisione definitiva chiamerebbe in causa, più o meno, in egual misura dirigenza e tecnico. Non vi pare?

Arturo Zambaldo

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