Bourifa 2° alla maratona del Sahara
Solitudine, acqua e vipere cornute

Era l’oasi di Douz, ma a Migidio Bourifa ci ha rivisto la Tour Eiffel, non solo per quella stanchezza che ti fa perdere la trebisonda: «Al traguardo l’emozione è stata identica a quella di Parigi, la mia Maratona più bella. Felice di averlo tagliato, e soprattutto per il come».

Era l’oasi di Douz, ma a Migidio Bourifa ci ha rivisto la Tour Eiffel, non solo per quella stanchezza che ti fa perdere la trebisonda: «Al traguardo l’emozione è stata identica a quella di Parigi, la mia Maratona più bella. Felice di averlo tagliato, e soprattutto per il come».

Vero, s’è chiusa con un bel secondo posto la «100 km del Sahara» del pluricampione italiano di Maratona. Niente male considerando che era il suo esordio in una sfida estrema.

«Sono tornato a una dimensione più primordiale, quello che cercavo – dice il 45enne seriano – . Volevo capire se ero ancora capace di sopportare la fatica e ora posso dire di sì». Già, solo soffrendo, si corre a 40 gradi (all’ombra) come ha fatto lui in regime di autosufficienza alimentare: «Nello zaino avevamo solo dell’acqua. Per evitare il rischio disidratazione è capitato di berne anche cinque litri in un solo giorno».

Il momento più bello della sua «100 km del Sahara» è stato quando ha tagliato il traguardo. Il più suggestivo la tappa lunare, e pazienza se non ha fatto classifica: «Giusto così, eravamo stanchi, e ci sarebbero stati troppi pericoli». A proposito, s’è trovato vis à vis con paio di vipere cornute: «Simpatiche ma decisamente pericolose, come ho scoperto soltanto dopo…».

Leggi di più su L’Eco di Bergamo del 7 maggio 2014

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