Cristiano Doni dopo il rinvio a giudizio
«Sempre sceso in campo per vincere»

«Io mi voglio difendere». Lo dice l’ex atalantino Cristiano Doni dopo il rinvio a giudizio nel caso di calciopoli. E il giocatore ribadisce: non ho truccato i risultati.

«Me lo aspettavo, il rinvio a giudizio era scontato. Non potevano smontare sei anni di lavoro della Procura di Cremona. Ma questo non vuol dire che non mi voglia difendere. Anzi, io voglio fare il processo per provare quello che sostengo da tempo: e cioè che c’entro marginalmente. Io, in quelle partite combinate da altri, ci ho solo voluto mettere il naso. Non ho brigato per modificare il risultato». Cristiano Doni rilascia lunghe dichiarazioni a L’Eco di Bergamo del 25 aprile dopo che il calciatore è stato rinviato a giudizio nel caso di Calcioscommesse insieme anche al bergamasco Beppe Signore e altri 29 persone.

Il giudice ha accolto quasi per intero le richieste del pm Roberto Ceroni nei confronti dei 32 soggetti accusati di associazione a delinquere pluriaggravata finalizzata alla frode sportiva: solo per uno degli imputati, un commercialista, il gup ha stabilito il non luogo a procedere per non aver commesso il fatto. Fra i 31 rinviati a giudizio, oltre a Signori e Doni, l’ex AlbinoLeffe Kewullay Conteh, l’ex laziale Stefano Mauri, l’ex doriano Stefano Bettarini e l’attuale attaccante del Chievo Sergio Pellissier. L’inchiesta sul calcioscommesse, nata nel 2011 da un’inchiesta della Procura di Cremona, aveva portato ad alcuni arresti e, sul fronte della giustizia sportiva, a 8 punti di penalizzazione per l’Atalanta.

«A processo voglio dimostrare che non ho condizionato le partite, che sono sempre sceso in campo per vincere e che mi sono state attribuite colpe che non sono mie».

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