Zaza, dalla cresta alla barba
Dall’Atalanta al gol in Nazionale

«Simone è un ragazzo umile, testardo come lo sono i lucani, e come lo è chi ha fatto tanto gavetta»: da Metaponto di Bernalda (Matera) dove Simone Zaza ha imparato a giocare «in strada, nei campetti», il padre Antonio, che gestisce quattro villaggi turistici, racconta la storia del figlio

«Simone è un ragazzo umile, testardo come lo sono i lucani, e come lo è chi ha fatto tanto gavetta»: da Metaponto di Bernalda (Matera) dove Simone Zaza ha imparato a giocare «in strada, nei campetti», il padre Antonio, che gestisce quattro villaggi turistici, racconta la storia del figlio.

Svelando un particolare sulla barba che la mamma gli chiede di tagliare. «A me piace: comunque, sicuramente meglio della cresta di qualche tempo fa» «A 13 anni - ricorda - Simone è partito per Bergamo per giocare nell'Atalanta. Mia moglie è stata lì per quattro anni, più uno a Genova quando era nella Sampdoria. Io, invece, ho fatto il pendolare».

Tanti sacrifici, accompagnati anche da momenti difficili, fino alla serata di Oslo con il primo gol in Nazionale e una partita da 8 in pagella. «Una grande gioia, indescrivibile e solo stamattina leggendo i giornali - ammette Antonio Zaza - ho capito davvero quello che è successo».

Stamani padre e figlio si sono sentiti telefonicamente prima dell'allenamento con il Sassuolo. «Era sereno, come al solito, solo un po’ assonnato per il lungo viaggio, ma sta già pensando alla prossima partita a San Siro contro l'Inter». E forse anche un po’ ai rimproveri di mamma Caterina per quella barba lunga.

«Ma a me piace - interviene Antonio - quindi Simone si trova in mezzo tra me e la madre. Comunque, sicuramente meglio della cresta di qualche tempo fa, ma soprattutto va detto che queste sono cose da ragazzi: l'importante è che Simone sia sempre lo stesso, umile e legatissimo alle sue radici e alla sua famiglia»

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