Vuoi passare? Paga dazio Città Alta e la dogana sparita
La salita di Porta San Giacomo (Foto by Storylab)

Vuoi passare? Paga dazio
Città Alta e la dogana sparita

Un’antica foto di Città Alta ci mostra la salita di Porta San Giacomo. A pochi passi da queste colonne, in via Tre Armi, c’era una delle porte daziarie di Bergamo.

Stavolta Storylab ci porta in Città Alta, poco sotto Porta San Giacomo, con una foto condivisa da Roberto Brugali e proveniente dalla Raccolta Gaffuri. È qui che un tempo si trovava una delle porte daziarie della città, sorvegliate da guardie che controllavano chiunque passasse e riscuotevano l’importo dovuto per ciò che trasportavano. Oltre un secolo fa, quando il Comune decise di abolire l’«odiosa gabella» – come la definirono i cronisti di allora – la barriera daziaria della città era costituita dalle Muraine, le mura della città bassa di cui abbiamo già parlato nella nostra rubrica dedicata a Storylab, demolite in tempi record all’inizio del Novecento.

La porta daziaria di via Tre Armi

La porta daziaria di via Tre Armi
(Foto by L’Eco di Bergamo)

Nessuno invece si sognò di demolire le Mura venete (ovviamente e per fortuna) che oggi sono patrimonio Unesco, con le loro magnifiche porte. Ai tempi della Serenissima le Mura e le porte avevano una funzione militare, mentre nelle epoche successive furono «riconvertite»: due delle quattro porte, quelle di Sant’Alessandro e di San Lorenzo (o Garibaldi), divennero caselli daziari. E una terza porta – esterna alle Mura, ma addossata al baluardo di San Giacomo – controllava il transito lungo la via Tre Armi: serviva esclusivamente per la riscossione del dazio a chi, soprattutto contadini e ortolani dei colli, scendeva in città da quel lato. Non era all’altezza delle colonne che si vedono nella foto, ma poco distante: nella foto verticale qui accanto, si vede questo antico portello all’imbocco di via Tre Armi. All’altezza dei pilastri della salita di Porta San Giacomo, invece, dove termina la scaletta, c’era (e c’è ancora) la casetta dove abitava il capo delle guardie daziarie che da lì riusciva a tenere d’occhio tutte le attività al portello.

Ecco il confronto tra ieri e oggi, con lo scatto del nostro Beppe Bedolis.


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