Martedì 09 Febbraio 2010

Parità/ Divario uomo-donna aumenta, Italia scende a 72mo posto

Roma, 9 feb. (Apcom9 - Le differenze tra uomo e donna non si riducono, mentre cresce la distanza tra i Paesi più virtuosi e quelli in cui la discriminazione è maggiore. Lo rivela l'Indice di Parità di Genere (Gei), sviluppato e calcolato per il 2009 dal Social Watch, network presente in oltre 60 nazioni. Il Gei analizza la disparità tra i sessi, classificando 157 paesi in una scala in cui 100 indica la completa uguaglianza tra donne e uomini: in questa speciale classifica, l'Italia scende rispetto al 2008 dal 70mo al 72mo posto, con un valore di 64 punti, collocandosi subito dopo paesi come Grecia, Slovenia, Cipro e Repubblica Dominicana (66). Confrontando il dato dell`Italia con la media europea (72), emerge il ritardo del nostro Paese nel raggiungere un'effettiva uguaglianza di genere. I valori più alti nell'Indice di Parità di Genere sono attribuiti alla Svezia (88 punti). Seguono Finlandia e Ruanda - entrambi con 84 punti nonostante l'enorme differenza in termini di ricchezza tra i due Paesi. Poco al di sotto si classificano Norvegia (83), Bahamas (79), Danimarca (79) e Germania (78). L`indice dimostra quindi che un alto livello di reddito non è sinonimo di maggiore uguaglianza e che anche i Paesi poveri possono raggiungere livelli di parità molto elevati. Nelle prime 50 posizioni dell'indice sono compresi i due terzi dei paesi dell'Unione Europea, ad esclusione di paesi come Irlanda, Slovacchia, Repubblica Ceca, Grecia e Italia. Tra i primi 50, c'è inoltre una significativa rappresentanza di paesi in via di sviluppo, tra i quali Filippine, Colombia, Tanzania e Thailandia. Si assiste però a una crescente polarizzazione: mentre nei Paesi dove l'uguaglianza è maggiore si registra una tendenza al miglioramento, gli Stati con livelli di discriminazione più elevati evolvono in modo negativo. E' il caso dell'America Latina e dei Caraibi, dell'Asia Orientale e del Pacifico. La disuguaglianza tra uomo e donna è stata aggravata dalla crisi economica. Le donne, sono più esposte alla recessione globale perché hanno minore controllo della proprietà e delle risorse, sono più numerose nei lavori precari, percepiscono minori salari e godono di livelli di tutela sociale più bassi.

Red-Mgi

© riproduzione riservata