Lunedì 28 Giugno 2010

Mondiali/ Disastro arbitrale, lo schema Blatter affonda il torneo

Roma, 28 giu. (Apcom) - I Mondiali continuano ad imbarcare acqua, ma la certezza pressoché matematica è che sul ponte di comando dei Mondiali nessuno deciderà di invertire la rotta. Almeno fino a quando il timone lo terrà Sepp Blatter, ovvero fino al 2015, la vetrina dello sport più seguito del pianeta sarà costretta a vivere delle stesse contraddizioni che stanno trasformando la festa di Sudafrica 2010 in una fiera del grottesco. Poteva e doveva essere una domenica da dimenticare, ma il giorno delle grandi classiche si è trasformato in un'autentica catastrofe, dovuta a motivi ben più pesanti degli orrori messi in fila dalle terne arbitrali che hanno stravolto Germania-Inghilterra e Argentina-Messico. Una italianissima, tanto per non far mancare nulla al giugno del disastro del calcio azzurro. La grande classica del calcio europeo, vinta per 4-1 dalla Mannschaft tedesca, è entrata istantaneamente nella storia del calcio non per le proporzioni del successo della squadra di Joachim Loew, né per la scalata di una squadra costruita con un programma da parte di una federazione, quella di Francoforte, attenta ai settori giovanili e alle spese dei club. No, l'attesissimo Inghilterra-Germania rimarrà nella memoria di tutti perché 44 anni dopo il gol fantasma per antonomasia, quello di Geoff Hurst che decise il trionfo iridato della selezione inglese nel lontano 1966, il calcio si è confermato immobile e insensibile ad una modernità abbracciata ormai dalla quasi totalità delle discipline sportive. Sul 2-1 per la Germania il tiro da fuori area di Frank Lampard sbatte sulla parte inferiore della traversa e cade un metro oltre la linea di porta: il deja-vu c'è e soprattutto c'è il gol, visto o anche solo intuito un po' da tutti anche prima del replay, ad eccezione dell'arbitro uruguaiano Jorge Larrionda e del suo secondo assistente. Dopo il match la Fifa si chiude nel consueto mutismo di ordinanza limitandosi a pescare dal manuale dei no comment: "Non faremo alcun commento sulle decisioni dell'arbitro", ha chiarito la federazione dell'intramontabile Blatter prima di ricordare a tutti, come se non fosse abbastanza chiaro, che a marzo l'International Board rigettò la proposta di una sperimentazione sulle tecnologie per eliminare i gol fantasma. A corollario di quell'ennesimo 'no' alla modernità Blatter osservò che il calcio non adotterà mai tecnologie a sostegno degli arbitri perché a conti fatti i tifosi sono contenti di discutere le decisioni dell'arbitro e, soprattutto, perché il pallone ad ogni latitudine e ad ogni livello, dai professionisti ai campionati amatoriali, deve ruzzolare nella stessa maniera e con le stesse regole. Spiegazioni che lasciano chiaramente il tempo che trovano, visto che le differenze tra il calcio dei miliardi di euro e quello dei campetti di terra sono innumerevoli e chiarissime: ad iniziare dagli arbitri chiamati a sorvegliare i 90 minuti. Nel calcio dei ricchi presto saranno cinque, in quello dei poveri e dei poverissimi resteranno tre nella migliore delle ipotesi, uno più due volontari pescati qui e lì nella maggior parte dei casi. Chiarissimo anche il doppio fuorigioco che nel match serale, quello tra Argentina e Messico, sfugge incomprensibilmente a Stefano Ayroldi, secondo assistente di Roberto Rosetti, arbitro volato ai Mondiali dopo una stagione a dir poco disastrosa (dopo l'infausta direzione di Fiorentina-Milan è stato fermato per diverse settimane dal designatore Pierluigi Collina). L'azione del vantaggio argentino inizia con una posizione di offside e finisce subito dopo con un fuorigioco incredibile: sulla traiettoria del tiro in porta di Leo Messi c'è Carlos Tevez che di testa, piazzato chiaramente oltre il portiere e oltre l'ultimo difensore, devia in fondo alla rete. I messicani, che prima di incassare l'1-0 avevano sfiorato più volte il vantaggio giocando meglio dell'Argentina, si precipitano attorno ad Ayroldi, il quale confabula con lo sguardo perso con Rosetti. Si perde oltre un minuto, ovvero il tempo che avrebbe impiegato il fischietto torinese ad annullare il gol argentino consultando un monitor ufficiale piazzato a bordocampo. La realtà è ben diversa. Prima della conferma del vantaggio firmato Tevez il pubblico messicano rumoreggia, i giocatori indicano ai due ufficiali di gara italiani di guardare uno dei due maxischermi. Già, perché la moviola in campo è vietatissima ma negli stadi del Mondiale il pubblico può seguire la partita anche attraverso le stesse immagini che arrivano contemporaneamente sui televisori accesi in ogni angolo del pianeta. E ogni tanto vanno anche i replay, tanto è vero che dopo Costa d'Avorio-Brasile il trequartista della Selecao, Kakà, si era lamentato perché allo stadio il pubblico aveva potuto ammirare il rallenty di un tocco di mano galeotto di Luis Fabiano ma non il contatto che provocò l'espulsione dell'ex milanista. La forza delle immagini televisive, insomma, ha già fatto irruzione negli stadi ma gli unici a non poterne usufruire sono proprio gli arbitri. Quelli del calcio, ovviamente, perché negli sport più evoluti (guardacaso quelli meno inclini a scandali e maxiprocessi in stile Calciopoli) gli arbitri non sono bendati per regolamento, ma vengono aiutati con un elemento che li rende liberi: l'oggettività delle immagini. Il problema legato ai gol fantasma e alla moviola in campo non è l'unico emerso in questi Mondiali, torneo che neanche a farlo apposta iniziò sotto il triste presagio rappresentato dal gol irregolare che spedì la Francia in Sudafrica lasciando a casa l'Irlanda di Giovanni Trapattoni. La Fifa, ripetendo una campagna lanciata anche prima di Francia '98 (allora vennero presi di mira i tackle da dietro), stavolta ha deciso di stroncare in particolare l'uso dei gomiti ordinando tolleranza zero agli arbitri: le linee guida della federazione internazionale hanno portato ad un numero incredibile di sanzioni spropositate da parte degli arbitri, che hanno punito con il rosso diretto normali contatti di gioco. Gioco, oltretutto, castrato in partenza anche dal pallone scelto dalla Fifa: il contestatissimo Jabulani è stato paragonato nel migliore dei casi ad una palla da beach volley. Intrattabile e imprevedibile, odiato dai portieri e detestato dagli altri 20 in campo, il pallone griffato Adidas ha ridotto in maniera drastica l'efficacia dei tiri da fuori area e i gol su punizione pregiudicando lo spettacolo di un torneo che nelle ultime edizioni, complice il piazzamento in coda ad un calendario interminabile, di divertimento ne ha offerto davvero poco. Un pallone incomprensibile, proprio come il vecchiume che sta affondando l'aspetto sportivo del calcio e dei suoi Mondiali.

Grd-Caw

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