Sabato 23 Luglio 2011

Berlusconi sente Bossi ma chiarimento rinviato a incontro de visu

Roma, 23 lug. (TMNews) - Il faccia a faccia non c'è stato. C'è stata però una telefonata. Durata il tempo necessario perché Silvio Berlusconi chiedesse a Umberto Bossi come sta dopo l'operazione alla cataratta. Fa notizia perché dopo lo strappo leghista nel voto su Alfonso Papa, il termometro dei rapporti tra premier e senatur, e tra Pdl e Carroccio, segna 'gelo'. E perché nel Consiglio dei ministri di ieri si è registrato un nuovo motivo di attrito tra i due principali partiti della coalizione. Il premier si è infatti presentato in conferenza stampa per annunciare il via libera della riunione al ddl di riforma costituzionale targato Roberto Calderoli. Soltanto che, nella versione del Cavaliere, si sarebbe trattato di un via libera "salvo intese" da perfezionare con un nuovo passaggio in Cdm a settembre. Frasi che avrebbero causato l'irritazione del ministro della Semplificazione che ha chiesto e ottenuto una precisazione di palazzo Chigi prima di diramare lui stesso una nota in cui si spiegava che il via libera di oggi bastava e avanzava. Uno scambio di battute figlio anche della 'guerra di posizione' che si sta giocando tra Lega e Pdl. Anche se Calderoli ha tenuto a precisare che il governo "per me va avanti", ma solo a condizione che la sua azione sia "riempita di contenuti", a partire dalle riforme istituzionali. In serata lo stesso ministro della Semplificazione ci ha tenuto a ribadire che nel governo "il clima è buono" e che la Lega voterà anche il dl sulle missioni che rischiava di essere nuovo terreno di scontro. Tuttavia nel Pdl, ma anche nel premier, si continua a guardare con sospetto nel campo alleato. Berlusconi, riferiscono, vede Umberto Bossi piuttosto indebolito, meno in grado che nel passato, di tenere a freno le diverse anime del suo partito. In questa fase di impasse, il premier ha oggi pubblicamente garantito (anche a Napolitano) che entro la settimana prossima sarà scelto il sostituto di Angelino Alfano. Fonti di maggioranza spiegano tuttavia che la partita sul nome non sarebbe ancora chiusa: scartata la possibilità di un giro di ministri, non gradita al Quirinale, resta una rosa di nomi di esponenti del Pdl tra cui Maurizio Lupi, Francesco Nitto Palma e Donato Bruno, Anna Maria Bernini.

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