Giovedì 27 Ottobre 2011

Musica/ Winehouse non voleva morire

Roma, 27 ott. (TMNews) - Amy Winehouse non voleva morire. A un medico privato che la aveva in cura, la cantante di "Rehab" aveva confidato: "Non voglio morire, ho ancora un sacco di cose da realizzare". E' quanto emerge dall'inchiesta del coroner di Londra, che ieri ha confermato come la star sia morta in modo accidentale in seguito a una overdose di alcol. Amy ha bevuto così tanto la sera del 22 luglio da finire in coma etilico. Accanto al suo letto nella sua abitazione a Camden Town, dove è stata trovata morta la mattina del 23 luglio, c'erano tre bottiglie di vodka vuote, due grandi e una piccola. Nel corpo dell'artista l'autopsia ha rilevato un tasso alcolemico superiore di 5 volte al limite consentito. Il coroner ha confermato pertanto l'ipotesi che la cantante sia morta per uno shock seguito a uno "stop and go", cioè a un consumo eccessivo di alcolici dopo un periodo di astinenza. Un medico che aveva seguito la cantante di "Back to Black" per i suoi problemi legati all'alcol, ha dichiarato che Winehouse ha più volte ignorato i suoi consigli sul pericolo del bere eccessivo. Il medico privato, Christina Romete, che ha visto la cantante ore prima della sua morte, ha affermato invece che "Wino" non ha bevuto per suicidarsi. "Non voglio morire, ho ancora un sacco di cose da realizzare", le aveva confidato. I test tossicologici hanno confermato che non c'erano "sostanze illegali" al momento della morte. Dopo anni di eccessi di droga e alcol, il padre di Amy, Mitch, aveva detto al mondo che la figlia si era ripresa in "modo fantastico" dalle droghe e che non beveva da tre settimane. Secondo il coroner, Winehouse non aveva più bevuto un goccio a luglio, fino a quel maledetto 22 luglio.

Cuc

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