Giovedì 26 Febbraio 2009

Usa; Il fenomeno Jindal non sfonda, Obama vince primo duello

New York, 26 feb. (Apcom) - La stella di Bobby Jindal, il giovane governatore della Louisiana, oggi non brilla quasi più. Questa notte i repubblicani gli hanno affidato un compito difficilissimo, la replica al discorso al Congresso del presidente Barack Obama. Ma la moviola politica del giorno dopo non lascia scampo: tra i due discorsi non c'era davvero paragone: Obama ha vinto con una goleada, Jindal è uscito dal campo con il sorriso stampato sulle labbra, ma come un perdente. Ad ammetterlo sono gli stessi repubblicani, che si aspettavano da Jindal il colpaccio che riuscì a un giovane e semisconosciuto Obama nel 2004, alla convention dell'allora candidato alla presidenza John Kerry. Obama svegliò la sinistra americana con un discorso di unità e orgoglio e seminò il primo seme della corsa per la Casa Bianca. Il paragone era lecito: se un senatore nero dello Stato dell'Illinois, quasi senza esperienza politica, è diventato presidente così in fretta, perché mai lo stesso non può avvenire con Jindal, figlio di immigrati del Punjab, lui pure con la pelle scura e un talento politico straordinario? Ma David Johnson, ex stratega di Bob Dole, dice di parlare a nome di molti compagni di partito: "Jindal è già scoppiato". Certo, Obama giocava in casa. In prima serata, parlando dal podio della Camera dei Rappresentanti, interrotto da applausi a ogni pausa della voce. Jindal ha letto il suo intervento da Baton Rouge, nella notte di martedì grasso, da solo di fronte alla telecamera, quando sulla costa orientale era già quasi mezzanotte, interrompendo il florilegio di resoconti entusiastici sull'intervento del presidente. Brit Hume, anchor della repubblicanissima Fox News, non ha fatto tanti complimenti: "Il discorso era migliore per iscritto che nell'interpretazione di Jindal. Non è certo stato un grande esempio di abilità oratoria". Jindal ha definito "irresponsabile" la manovra antirecessione che il Congresso ha varato la settimana scorsa, su richiesta di Obama. Ma ha accusato di 'pessimismo' il presidente nell'approccio alla crisi economica. Peccato che Obama avesse appena concluso un discorso tutto improntato all'ottimismo, un'ottimismo alla Ronald Reagan per giunta, con una spinta ideale alla Franklin Delano Roosvelt e una voglia di riforme che fa pensare all'era di Jfk e Lyndon Johnson. Per Jindal "non è quella di Obama la maniera di rafforzare l'economia, creare posti di lavoro e costruire il futuro. La forza dell'America non sta nei governi, ma nello spirito degli americani". Obama aveva in un certo senso detto la stessa cosa, ma in maniera più convincente, con un appello all'unità nazionale per ricostruire l'America "più forte di prima". Con un fondo sul Washington Post, Michael Gerson, esperto del Council of Foreign Relations, ha cercato di fare un bilancio del "fenomeno Jindal", che lui continua a considerare "l'anti Sarah Palin", la governatrice ultraconservatrice dell'Alaska e vice di John McCain nell'ultima corsa alla Casa Bianca. Jindal gli ricorda Bill Clinton, nella sua capacità di rispondere con competenza e entusiasmo a qualsiasi domanda, e pesa anche il confronto con Ronald Reagan, fatto dallo strillone della destra Rush Linbaugh. "Entrambi sanno parlare delle cose più complesse come se fossero in una conversazione di salotto, a tarda sera". Parla anche della prodigiosa qualità del governatore della Louisiana, di essere "uno di noi" agli occhi della base repubblicana. Se si tiene conto della sua storia personale, della sua pelle nera in un partito di bianchi, si comprende l'importanza di questo "risultato politico". Emc

MAZ

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