Lunedì 08 Giugno 2009

Europee; Sinistre divise restano al palo, ma crescono sul 2008

Roma, 8 giu. (Apcom) - Tutti sotto il 4 per cento: la sinistra divisa non entrerà a Strasburgo, ma le elezioni europee lasciano in vita un'area politica a sinistra del Pd e dell'Idv che pesa per oltre il 6 per cento. Le proiezioni diffuse finora divergono: in quella realizzata da Dinamiche per la Rai la Lista comunista (Prc-Pdci-Socialismo 2000-Consumatori uniti) è stimata al 3,4%, leggermente al di sopra di Sinistra e Libertà (Mps-Verdi-Partito socialista), valutata al 3,1%; in quella realizzata da Digis per Sky Sl prevale largamente, con il 3,4 contro il 2,8 dell'alleanza Prc-Pdci. Si tratta di un risultato parzialmente deludente: non avere nemmeno una rappresentanza parlamentare in Europa porrà pesanti problemi finanziari e organizzativi a tutti i partiti delle due alleanze, già fuori dal Parlamento italiano. Almeno ufficialmente, entrambe le alleanze puntavano al superamento del quorum, ma solo un anno fa la Sinistra arcobaleno guidata da Fausto Bertinotti aveva raccolto un modesto 3,1% alla Camera e 3,2% al Senato. Quella formazione si è poi spaccata a metà: Prc e Pdci hanno dato vita alla loro lista unitaria, Sd, Verdi e i bertinottiani usciti da Rifondazione si sono uniti nella lista di Sl, con la sola aggiunta dei socialisti di Bobo Craxi e Nencini. Il risultato è stato un ritorno degli elettori, anche se non sufficiente a superare la soglia del 4% inserita con la recente riforma elettorale. Mentre il successo dell'Idv, che ha già cooptato non poche personalità di sinistra, aumenterà prevedibilmente la pressione sui gruppi dirigenti della sinistra radicale, che a più riprese hanno polemizzato con il 'giustizialismo' o con le scelte di Antonio Di Pietro in materia di economia e ambiente. Domani, con lo scrutinio delle amministrative, si potrà misurare con maggiore precisione la reale consistenza di quest'area politica. Ma già ora si può dire che in alcune realtà questo sei per cento di elettori potrà essere determinante per le alleanze locali di centrosinistra. Nei primi commenti i protagonisti della diaspora della ex sinistra 'radicale' tornano a parlare il linguaggio dell'unità dopo le aspre polemiche della campagna elettorale, ma apparentemente senza ascoltarsi davvero: "Il tema di riunificare le sinistre - commenta il vendoliano Gennaro Migliore - è una necessità anche perché non c'è una tendenza al bipartitismo". Secondo Migliore, il dato del voto "è incoraggiante" e giustifica la decisione di andare avanti con il progetto di Sinistra e Libertà. "Sarà così - dice anche perché abbiamo un simbolo conosciuto da non più di 20 giorni". Quanto al segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, auspica "che nel prossimo periodo maturi in Sinistra e Libertà un orientamento nella direzione di unificare le forze che fanno riferimento alla Sinistra europea". Ma Sinistra europea è un 'marchio' del Prc e non comprende socialisti, ex Ds e Verdi: quindi non è compatibile con il percorso avviato da Nichi Vendola e i suoi con Sl.

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