Mercoledì 01 Luglio 2009

Inflazione; Eurozona -0,1% su anno a giugno, è la prima volta

Bruxelles, 1 lug. (Apcom) - Per la prima volta nei suoi dieci anni di vita, Eurolandia ha registrato un dato sull'inflazione in terreno negativo, pari al -0,1% a giugno. Un anno fa i prezzi della zona euro hanno raggiunto il loro picco storico, con un aumento del 4%, mentre nel maggio scorso erano rimasti invariati, segnando uno 0%. In Italia il dato ha avuto un brusco calo, scendendo ai minimi dal 1968 e attestandosi al +0,5% su base annua, con una variazione mensile dello 0,1%. "Si potrebbe parlare di deflazione in Eurolandia solo se questa situazione continuasse, ma è molto improbabile", rassicura Daniel Gros, direttore del Ceps, Centre for European Policy Studies, ricordando che "è un dato già atteso, vista la forte diminuzione del prezzo del petrolio e delle materie prime". Il dato pubblicato da Eurostat e ancora provvisorio non sorprende neppure la Commissione europea. "Avevamo già previsto nelle nostre stime di maggio che ci sarebbero stati alcuni mesi di inflazione negativa, visto che un anno fa era così alta e che i prezzi del petrolio erano alle stelle", osserva Amelia Torres, portavoce del commissario per gli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, aggiungendo: "L'inflazione dovrebbe tornare in terreno positivo nella seconda metà dell'anno, fino a giugno-luglio gli effetti di base saranno negativi". Ad ogni modo Bruxelles "non vede seri rischi di deflazione". La deflazione, definita come un calo generalizzato e prolungato dei prezzi, può sembrare a prima vista benefica per i consumatori. Tuttavia, quando diventa permanente, per gli economisti è molto pericolosa. Scoraggia gli investimenti delle imprese, che vengono tentate dalla possibilità di ripercuotere il calo dei prezzi sui salari, mentre i consumatori rinviano le spese, nella speranza che i prezzi calino ancora. La deflazione è in generale il segno di una recessione molto grave che si autoalimenta e dalla quale diventa difficile uscire. Un rischio che, secondo quanto dichiarato la settimana scorsa dal membro del board della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, è "lontano". A giugno, secondo i primi dati pubblicati, i prezzi sono diminuiti dell'1% in Spagna e dell'1,1% in Belgio su base annua. In Germania l'inflazione è rimasta ad un livello molto debole, anche se positivo, dello 0,1%. "Rispetto ad un anno fa, quando il dato era al 4% e il prezzo del petrolio a 150 dollari al barile, la differenza è molto netta", prosegue Amelia Torres. Per Daniel Gros ci vorrà un po' di tempo prima che il dato sull'inflazione torni vicino al valore di riferimento della Bce, ossia il 2%. "I prezzi risaliranno lentamente, ci potrebbe volere anche un anno", ha osservato l'economista. Davanti a questa situazione la Bce, giovedì prossimo, dovrebbe decidere di lasciare invariati i tassi d'interesse. I 22 membri del consiglio dei governatori si riuniranno a Lussemburgo e, secondo gli osservatori, l'Eurotower non toccherà i tassi, al minimo storico dell'1%. Inoltre, secondo gli analisti, non dovrebbero essere annunciate nuove misure per sostenere l'economia, in piena recessione, lasciando così il tempo per far apprezzare l'impatto della maxi-iniezione di liquidità da 442 miliardi di euro per le banche decisa una settimana fa e per attuare progressivamente il suo programma di acquisto di obbligazioni. "Per il momento è sufficiente", ha dichiarato recentemente uno dei membri del consiglio, Axel Weber. Mar

MAZ

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